Il Comune restituisce 430mila euro al costruttore Romeo

Quella relativa a Parva Urbi non è l'unica controversia amministrativa di un certo rilievo che coinvolge il Comune di Pavia. Da anni è prendente un giudizio che riguarda i lavori di recupero dell'ex convento di Santa Clara, destinato, prima o poi, a ospitare la biblioteca Bonetta. La ditta che ha svolto i primi lavori, la Co.Ge., ha già ottenuto una pronuncia favorevole in un lodo arbitrale e ora si è in attesa del giudizio d'appello. Al centro della controversia, una somma di oltre 1 milione e 680mila euro. di Fabrizio Merli w PAVIA In attesa che si pronuncino i giudici di secondo grado, il Comune ha deciso di pagare 430.756 euro alle società Immobiliare Santa Teresa e Sogeco Srl. Si tratta della causa amministrativa legata al complesso conosciuto come Parva Urbi, in viale Brambilla. La vicenda si trascina, ormai, da un paio di anni. Il 12 ottobre 2010, infatti, viene notificato al Comune di Pavia un ricorso al Tar da parte della società immobiliare che fa capo a Giuseppe Romeo. La ditta chiede la restituzione di una somma, 430.756 euro, pagata a titolo di onere di urbanizzazione e che secondo i legali del costruttore non sarebbe stata dovuta. La causa si gioca tutta sul significato da attribuire a quattro gruppi di scale e una serie di corridoi. Secondo l'immobiliare, tali aree sono da considerarsi di uso comune e quindi non devono essere conteggiate nella superficie lorda pavimentabile, cioè l'area sulla quale vengono calcolati gli oneri di urbanizzazione che ciascun costruttore deve pagare al Comune. Si tratta di una superficie di 1320 metri quadrati che, nel computo dei soldi da versare al Mezzabarba, è andata a incidere su oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, contributo per il costo di costruzione e monetizzazione del verde e dei parcheggi a uso pubblico. Di fronte alla citazione in giudizio, la giunta decide di opporsi alla richiesta di denaro. Secondo l'interpretazione dei tecnici comunali, infatti, la finalità turistico-ricettiva del complesso edilizio impedirebbe di considerare i corridoi e le scale come parti comuni. Si tratterebbe, invece, di «spazi di relazione e socializzazione» e in quanto tali soggetti al pagamento degli oneri. Il Tar della Lombardia si esprime il 2 ottobre 2012 e accoglie la versione dell'immobiliare, condannando di fatto il Comune a pagare. La giunta si riunisce nei primi giorni di dicembre e decide di impugnare la sentenza del Tar davanti al Consiglio di Stato. Nel frattempo, però, il dispositivo dei giudici milanesi è esecutivo. Significa che l'immobiliare potrebbe, in qualsiasi momento, avviare un'azione esecutiva e chiedere il pignoramento dei 400mila euro sul conto del Comune. La giunta torna a chiedere un parere ad avvocati esperti di diritto amministrativo. Una soluzione, infatti, potrebbe essere quella di chiedere che la sentenza venga sospesa. Ma i legali ritengono che non vi siano elementi sufficienti per ottenere la sospensiva del provvedimento. Di qui, la decisione del dirigente che dispone che la somma venga messa a disposizione dell'immobiliare con un debito fuori bilancio. Se il Mezzabarba dovesse vincere il ricorso, quei soldi gli verrebbero restituiti.