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PAVIA Perchè tutti quei soldi alle scuole private? nCostituzione italiana, art. 33: (...) Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato (...). Non ho niente contro le scuole private. Ritengo però che un Paese avanzato dovrebbe fare il massimo sforzo economico per garantire ai suoi cittadini un elevato livello d'istruzione. Essendo un obiettivo strategico di sviluppo, oltre che un diritto individuale, lo Stato dovrebbe farsene interamente carico. Tuttavia niente deve vietare ai privati di aprire scuole: ma secondo il dettato costituzionale, ovvero senza oneri per lo Stato. Così non è, purtroppo, e anche il Comune di Pavia, che pure in passato si è impegnato per avere una scuola per l'infanzia di livello avanzato, con la giunta Cattaneo passa al finanziamento dei privati. Il contributo è di per sé modesto, 50mila euro per cinque scuole: la Domus Pacis, l'istituto San Giorgio, la Pianzola, la Maria Ausiliatrice e l'istituto delle Canossiane. Il principio invece non può essere condivisibile. Il denaro pubblico, in base alla Costituzione, non dovrebbe sovvenzionare le scuole private. Sciaguratamente non è stato un governo di destra a spalancare le porte al finanziamento pubblico della scuola privata, ma il D'Alema bis con la legge 10 marzo 2000, n. 62, che autorizzava "per le scuole private la spesa di lire 250 miliardi per l'anno 2000 e di lire 300 miliardi annui a decorrere dall'anno 2001", fermi restando "gli interventi di competenza di ciascuna Regione". E infatti la Regione Lombardia ci è andata giù pesante. Vediamo, ad esempio i contributi alle scuole private pavesi (fonte: Ufficio scolastico regionale) per l'anno 2010-2011: scuole per l'infanzia (asili) euro 2.117.229, scuole primarie (elementari) euro 1.108.760, scuole secondarie di I grado (medie) euro 64.325, scuole secondarie di II grado (superiori) euro 40.139. A ciò vanno aggiunti 255 milioni di euro destinati al sistema della "Dote Scuola" i cui beneficiari sono, a richiesta, studenti residenti in Lombardia che frequentano corsi a gestione ordinaria presso le scuole primarie e secondarie di I e II grado, paritarie, legalmente riconosciute e parificate, con sede in Lombardia. Un altro modo per sovvenzionare, di fatto, le scuole private. Tanto denaro, insomma, ma non è questo il punto. Per un'istruzione di qualità questo e altro è più che giustificato. La questione invece è la dispersione delle risorse sugli istituti privati e sui singoli individui cosiddetti bisognosi in base alle dichiarazioni dei redditi. Così l'assurdo che ricchi evasori che snobbano la scuola pubblica possano accedere alla "dote" regionale, cioè ai soldi dei contribuenti, per pagarsi le rette delle scuole private diventa regola. Pare del tutto evidente che concentrare ogni sforzo economico, sia del Governo, sia delle Amministrazioni locali, per un miglior funzionamento della scuola pubblica potrebbe portare a una effettiva gratuità dell'istruzione a tutto beneficio dei meno abbienti. Eppure anche il governo Monti, quello dei "tecnici" che dovrebbero pensarla in modo razionale senza guardare in faccia nessuno, ha avuto più di un occhio di riguardo per le istituzioni cattoliche. Il ministro Profumo si è dichiarato favorevole a esentare le scuole paritarie dal pagamento dell'Imu. Ulteriore regalo ai privati, scuole cattoliche in primis. Fabrizio Garlaschelli politica Votare senza vergognarsi nHo letto ieri in questa pagina la lettera del signor Italiani, e mi ha fatto piacere che fosse scritta in modo pacato ed educato, cosa che purtroppo non rilevo così spesso. Capisco bene le ragioni che l'hanno indotto a votare nel 1994 Berlusconi. Capisca, però, anche me: per mia sfortuna, il cavalier Berlusconi è un personaggio molto simile a tanti piccoli e grandi imprenditori che transitavano a casa della mia famiglia, che si vantavano aver corrotto presidi e professori per ottenere la promozione dei figli a scuola, di aver offerto pranzi, cene e bustarelle a ispettori della Finanza affinché non fossero troppo pignoli nel controllare le loro aziende, di avere mogli e fidanzate "ufficiali" ecc. ecc. Quindi, piuttosto che rischiare di essere governata da tale genia, avrei preferito, casomai, astenermi. Cosa che non ho fatto ritenendo quantomeno validi gli ideali della sinistra se non gli esponenti. Dirò di più: a me non importa avere rivalse o vendette. Se Berlusconi fosse a pancia all'aria alle Bermuda a godersi i suoi miliardi sarebbe affar suo, se li avesse guadagnati onestamente, oppure della legge italiana, se onestamente non li avesse guadagnati. Ma mi sono vergognata, e spesso, per tutte le volte che all'estero hanno riso di me, in quanto italiana, hanno pensato che fossi disonesta e pasticciona, in quanto italiana, e mi sono vergognata anche di avere preso come un complimento il fatto che , in parecchie occasioni, mi venisse detto: "Sei italiana??? Non sembra...". Mi vergogno del fatto che i ragazzi che frequentano il liceo non abbiano idea di cosa siano i congiuntivi, che non conoscano la Storia del loro paese, che non sappiano esporre le loro opinioni semplicemente parlando, visto che ormai le interrogazioni si risolvono, nella maggior parte delle scuole, rispondendo a quiz, perché con 30 persone per classe interrogare oralmente è impossibile. Mi vergogno quando vedo che, con l'alibi di creare posti di lavoro effimeri e mal pagati, sia stato distrutto quel poco di territorio pulito che ci è rimasto, costruendo case e strade che poi son rimaste lì, invendute e non utilizzate. Mi vergogno quando vedo ragazzini che rubano o si prostituiscono per avere una cintura o un paio di jeans firmati, mi vergogno di ragazze che, per un ruolo in politica, non hanno esitato a vendere loro stesse, divenendo esempi per le loro coetanee... devo continuare? Rifletta, signor Italiani: alla luce di quello che anche lei avrà sicuramente visto, in questi anni, davvero voterebbe ancora Berlusconi senza vergognarsi? Franca Tacchi poesia Capodanno 2013 in dialetto nA la sira dal 31, in piasa i han fat gnent, parchè gh'è pu mia ad danè. I fioeu, i èn grand, e i eran par so cunt. S'è pensà da dà no dal da fà, a i amis, e suma stai in cà mi e la dona, standa su fina a mesanot, ad aspetà al dumila e trèdas, pensanda da fas cumpagnia, e da fa una bicierada a l'an noeuv. L'è andai a finì, che la dona, ag pias a guardà la television. E anca la bicierada, al la fuma duman. Uma sentì un sac da sciop e ad travai. Uma cies un quai cos. E suma giamò, in tl'an noeuv. E suma andai a durmì. Cercuma da pasàl ben, che quas chi, l'è finì un po' lofi. Truma intanta via i rob veg, che la vita la scriva giamò, in sl'agenda noeuva. Gaetano Respizzi tradizioni Buon anno anche a Babbo Natale nDi solito Babbo Natale viene reppresentato come un signore corpulento, gioviale e occhialuto, vestito di un costume rosso e con una lunga barba bianca. A causa di alcuni tratti decisamente fuori dal comune del suo comportamento (come capacità di recapitare, in una sola notte, i regali a tutti i bambini che credono in lui, quella di infilarsi nei comignoli e di entrare, anche, nelle case senza caminetto, la presunta immortalità e il possesso di renne volanti), le sue azioni vengono spiegate anche con il ricorso alla magia. Vedere Babbo Natale, arrampicato, immobile e appeso come un ladro, alla ringhiera di tanti balconi, mi sembra molto poco «tradizional natalizio». In tutte le rappresentazioni scolastiche e nei libri di fiabe natalizie non esiste una sola immagine che ricordi l'obbrobrio al quale assisto giornalmente alzando lo sguardo verso le case. Non trattiamo Babbo Natale alla stregua di un ladro. Siro Zangrandi