Incendi e intimidazioni la procura apre l'inchiesta
di Maria Fiore wPAVIA Tre fascicoli sul tavolo del magistrato. Diversi, per fatti e per i nomi delle presunte vittime coinvolte. Ma che hanno in comune l'ipotesi di reato - danneggiamenti e incendio doloso in due casi, anche minacce nel terzo - e l'assenza di indagati. La procura di Pavia ha aperto un'inchiesta sull'incendio a casa dell'editore e attivista di Insieme per Pavia, Giovanni Giovannetti, sul rogo che ha distrutto in viale Ludovico il Moro l'auto del consigliere comunale Walter Veltri e sulle croci da morto comparse, in due diverse occasioni, sul portone dello studio dell'avvocato Franco Maurici e della figlia Fabrizia. Avvertimenti? Vendette? Azioni di uno squilibrato? Oppure c'è un'altra spiegazione alla scia di eventi che sta preoccupando in queste ore la città? Sono gli interrogativi a cui la procura di Pavia ha intenzione di dare una risposta. Le indagini sono state delegate alla squadra mobile della questura, che con il dirigente Francesco Garcea dovrà sciogliere i tanti, troppi dubbi che ancora allontanano la verità. A cominciare dal collegamento tra i tre episodi, che per il momento sta proprio nei tre nomi delle vittime, che condividono la battaglia - condotta anche a colpi di esposti in procura - contro il partito del cemento e della speculazione edilizia sul territorio di Pavia. Che dietro a questi fatti ci sia anche una matrice comune o lo stesso autore è solo un'ipotesi, ma questa è la strada imboccata dalla procura dopo l'ultimo episodio: l'incendio a casa di Giovannetti, avvenuto nella notte tra il 30 e il 31 dicembre e in cui è andato a fuoco un bancale di libri, custoditi nel seminterrato. Solo l'intervento della vicina, che ha visto le fiamme e ha dato l'allarme, ha scongiurato il peggio. «Per me il quadro è chiarissimo – dice Giovannetti, che ieri ha ricevuto anche la telefonata di solidarietà del sindaco Alessandro Cattaneo –. Nel locale c'è un pannello elettrico che comanda le luci esterne. La copertura in plastica non è per niente scalfita. Nessun segnale di corto circuito nemmeno vicino alla lavatrice. Il fuoco era concentrato solo attorno ai libri, che sono andati distrutti. Qualcuno deve assumersi la responsabilità di dire come sono andate le cose». I vigili del fuoco, i primi a intervenire nell'appartamento, avrebbero concluso che le cause dell'incendio «non sono accertabili». Questo, però, significa che l'ipotesi dolosa non può essere esclusa. Anzi, è sostenuta da almeno due indizi, in contrasto con l'ipotesi dell'incidente: la porta del seminterrato è stata trovata aperta da chi è arrivato dopo l'incendio e, ancora più importante, i fili del telefono erano stati tranciati. Forse da qualcuno che voleva impedire che gli abitanti (anche se in quel momento in casa non c'era nessuno) potessero chiamare i soccorsi? «Mi sono accorto che i fili erano stati tagliati facendo un sopralluogo più accurato», spiega Giovannetti. Che ora chiede sia fatta chiarezza: «Sulla mia vicenda e sugli altri due episodi manderemo un esposto anche alla Direzione distrettuale antimafia e chiederemo un incontro con il questore, il prefetto e il procuratore». I magistrati, comunque, si sono attivati. Ieri è stata fatta una riunione in procura insieme alla polizia giudiziaria coinvolta nelle indagini. Che si annunciano complesse. Delle croci tracciate con spray nero a metà novembre sul portone dell'avvocato Maurici in via Roma si sta occupando il sostituto procuratore Giulia Pezzino. Il riserbo è assoluto, ma gli elementi a disposizione degli investigatori sarebbero pochissimi. In via Roma non ci sono telecamere e le impronte digitali non avrebbero fornito certezze. Incerto anche l'esito delle indagini sul rogo all'auto di Veltri, avvenuto a metà dicembre. I vigili del fuoco non hanno trovato inneschi. Ma, secondo una relazione della concessionaria, erano integri il motore e l'impianto elettrico. Il magistrato Roberto Valli è orientato a disporre una perizia. Accertamenti super partes che potrebbero chiarire il caso. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA