Servono altri volontari per il dormitorio pubblico
TORTONA Non conosce soste l'attività del dormitorio gestito dall'associazione Matteo 25. La struttura diocesana alloggiata nell'edificio nei pressi dei giardini della stazione, in via Sada al civico 32, ogni sera apre le sue porte e mette a disposizione nove posti letto per i bisognosi, grazie all'operato dei volontari. «Se si pensa al concetto di barbone come figura caratteristica per una precisa scelta di vita, dobbiamo dire che questi personaggi ormai non ci sono: qui arrivano persone che si trovano senza fissa dimora non per scelta ma per necessità e spesso con una vita più drammatica alle spalle», racconta la presidente dell'associazione Matteo 25, Laura Cebrelli. Cambia l'utenza, in particolare ora è straniera: «Sono soprattuto persone di origine maghrebina o dell'Est Europa. E cambia anche il rapporto che abbiamo con loro. Si parla molto meno, le persone arrivano molto stanche e vanno subito a letto, pochi hanno voglia di raccontare di sé e delle proprie storie. Il nostro compito è soprattutto accogliere, fare sentire le persone come ospiti e non come utenti». I nove posti in genere vengono tutti occupati: «Qualche volta c'è stata anche qualche richiesta che non abbiamo potuto accogliere, in generale le persone sono le medesime. Noi ospitiamo chi presenta un documento di identità valido, consegniamo il registro ogni sera ai carabinieri». Le regole sono comunque rigide: ingresso solo tra le 21 e le 21,30, per una fase di accoglienza più breve per motivi di sicurezza. Nelle festività l'attività non si è fermata, fatta eccezione per il 31 dicembre, anche qui per ragion di ordine pubblico. «La sera di Natale qualche volontario ha improvvisato una pastasciutta, ma nulla di particolarmente organizzato, offriamo ogni sera un po' di tè caldo con i biscotti e poi le persone cercano soprattutto di riposarsi». Il lavoro dei volontari è notevole e le risorse sono limitate: «I volontari non bastano mai, al momento siamo 15 e occorre essere almeno in due per notte. Visto che non tutti offrono la stessa frequenza di turnazione, basta un'assenza improvvisa o una malattia per mettere in difficoltà l'organizzazione. Ne approfittiamo per invitare le persone ad avvicinarsi a questo volontariato, magari venendo semplicemente a vedere una sera come si svolge il lavoro. Non è pesante e di notte comunque si dorme, in genere non ci sono necessità per cui stare svegli o affrontare emergenze. Si tratta soprattutto della disponibilità a stare vicino a persone in difficoltà». Stefano Brocchetti