Lisa è la prima nata al S. Matteo nel nuovo anno
di Maria GraziaPiccaluga wPAVIA Il primo fiocco del 2013 è rosa: appeso alla porta della camera 16, nel reparto di ostetricia del San Matteo, annuncia la nascita di Lisa Car, venuta alla luce tre ore e cinque minuti dopo la mezzanotte. E' la prima nata del nuovo anno che si è chiuso con un altro fiocco rosa, quello di Camilla Rossi, figlia di Giulia Tralli (che lavora in reparto) e Alessandro Rossi, residenti a Carbonara Ticino. Lisa è appena nata e già unisce due Paesi, l'Italia - luogo natale della mamma, Giuliana Rotondi, redattrice di Focus Storia a Milano ma con casa a Pavia – e la Croazia, da cui proviene il papà. Ronald Car, originario di Pola, ma ricercatore universitario all'ateneo di Macerata, dove insegna Storia delle istituzioni dei Paesi dell'Est. «Ci siamo conosciuti tramite un amico con cui Ronald faceva l'Erasmus, poi ci siamo rivisti a Berlino e non ci siamo più lasciati» dice Giuliana. Da allora le loro vite si sono intrecciate. Ieri, poco prima dell'alba, è nata Lisa, la primogenita della coppia. La piccola, che in queste ore deve rimanere nella culletta termica, pesava alla nascita tre chili e 50 grammi. Il primo vagito alle 3.05 del 1 gennaio, bruciando sul tempo gli altri neonati della giornata. Ed è una bambina anche l'ultima nata del 2012. Si chiama Camilla Rossi, è venuta alla luce alle 9.52 della mattina del 31 dicembre. Mamma Giulia e papà Alessandro la cullano nella camera del reparto di Ostetricia dove la mamma lavora e dove i colleghi, passando, bussano per un saluto. A vegliare sulla piccola, che dorme beata tra le braccia del papà, c'è la sorellina. In fondo al corridoio, nel reparto degenza dell'Ostetricia, le luci del presepe lampeggiano. Tutto esaurito in clinica, un dato che non stupisce più ormai. Con una media di oltre 1700 parti all'anno, quasi 4 al giorno facendo una media a spanne, il San Matteo rimane l'ospedale con più nascite in provincia. Un centro di riferimento anche per i casi di alta complessità che sono circa 80. Non pochi se si considera che la milanese Mangiagalli ne registra circa 120 su un totale di 6mila parti. «Negli ultimi anni poi si sta registrando un incremento notevole di casi a rischio» spiega il primario, iol professor Arsenio Spinillo. I parti cesarei rappresentano il 33% del totale. La clinica Ostetrica è anche una delle unità più multietniche dell'ospedale: un neonato su tre è straniero. «Un terzo delle nostre pazienti, ormai proviene da altri Paesi, è figlio di coppie immigrate – spiegano in Ginecologia –. E la quota è in crescita». Basta scorrere i nomi sulle cullette, allineate oltre la vetrata della Neonatologia al pian terreno della clinica, per fare un giro intorno al mondo, dalla vicina Romania al Perù, da Santo Domingo al Marocco, dall'Albania al Marocco. Mamme e papà con lingua, tradizioni, abitudini diverse. E per accogliere le famiglie che vengono da altri Paesi e magari sono arrivate da poco tempo in Italia i volontari di alcune associazioni, Babele onlus è tra queste, operano all'interno dell'ospedale come mediatori linguistici e culturali. Orientano le famiglie, aiutano le mamme e i papà a comprendere meglio il linguaggio medico e burocratico ma forniscono anche indicazioni su come muoversi dentro e fuori l'ospedale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA