Rischiano la morte i carnefici di Amanat Cortei a Nuova Delhi
di Natalia Andreani wROMA È rientrata nella notte a Nuova Delhi la salma della studentessa indiana stuprata dal branco e morta venerdì a Singapore, in un letto di ospedale, per le ferite riportate nella brutale aggressione. Ad aspettarla un paese in lutto dove migliaia di persone anche ieri sono tornate in piazza per gridare la loro rabbia, per chiedere pene esemplari e dire basta alla violenza sulle donne. Manifestazioni pacifiche ma corali che hanno contagiato le principali città della nazione - da Mumbai a Bangalore - e che hanno costretto le autorità a imporre misure di sicurezza nel timore di scontri. Addirittura blindata la capitale dove sono state chiuse dieci stazioni della metropolitana e dove in nottata la polizia ha allestito un cordone di sicurezza nell'area del monumento simbolo del Paese, la Porta dell'India, dove si trovano il Palazzo presidenziale, l'ufficio del primo ministro e i ministeri-chiave di Esteri, Difesa e Interno. Le manifestazioni sono state vietate ovunque tranne che nella zona di Jantar Mantar e Ramlilla dove la folla si è raccolta per pregare e accendere candele (qualcuno anche per sfoderare cartelli raffiguranti un cappio). Il corpo di Amanat (come l'ha ribattezzata la stampa indiana ricorrendo a un nome che in urdu significa tesoro) è stato rimpatriato con un volo di linea noleggiato dal governo e sul quale hanno viaggiato anche i familiari della giovane vittima. Nel frattempo nella residenza del premier Manmohan Singh si è svolto un vertice di emergenza per studiare misure rapide nei confronti degli autori del crimine. All'incontro hanno partecipato anche Sonia Gandhi, leader del partito del Congresso al potere, ed il ministro dell'Interno, Sushilkumar Shinde. La polizia ha reso noto di aver formalmente incriminato i sei presunti stupratori, che si trovano in carcere, per omicidio (nel gruppo anche un quindicenne). Tutti provenienti da una baraccopoli a sud della capitale indiana, secondo la legge rischiano ora la pena di morte. Sonia Gandhi, la leader del Partito del Congresso indiano, si è unita al coro di dolore per la morte della studentessa promettendo giustizia. «La sua lotta non resterà vana», ha dichiarato la carismatica vedova di Rajiv Gandhi, invitando i concittadini «a restare calmi» per contribuire a rafforzare la nostra determinazione a «combattere questa mentalità vergognosa che permette agli uomini di molestare e stuprare le donne con una tale impunità». La pena di morte, comunque, non ferma gli stupratori che ieri, a poche ore dall'uccisione della giovane studentessa di 23 anni, hanno colpito ancora. Una donna di 45 anni è stata infatti uccisa dopo essere stata stuprata da otto uomini nella città di Varasat. Il marito, che ha cercato di difenderla, è stato violentemente picchiato e poi ricoverato in ospedale in gravi condizioni. Nuova Delhi registra il più alto numero di crimini sessuali tra le maggiori città indiane, con in media uno stupro ogni 18 ore. Secondo i dati del governo, i casi di violenza sessuale sono aumentati di quasi il 17% tra il 2007 e il 2011. ©RIPRODUZIONE RISERVATA