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di Maria Berlinguer wROMA Agenda Monti per l'Italia al Senato, coalizione di liste alla Camera con Mario Monti designato premier. Dopo quattro ore di vertice con i centristi, il premier annuncia con un twitter la conferenza stampa che lancia la nascita della nuova formazione politica. «Ho incontrato la società civile e i partiti, dai centristi ho ricevuto un consenso ampio e credibile che mi induce a dare il mio incoraggiamento a queste forze in occasione delle imminenti elezioni politiche». Monti non si dimetterà da senatore a vita e dunque non sarà candidato in nessun collegio. Sarà però il deus ex machina di tutte le formazioni che si riconoscono nel suo programma, l'agenda Monti. Il Professore avrà voce in capitolo non solo sulla scelta dei candidati della lista civica, ispirata a Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo, ma anche sulle altre liste che correranno nel suo nome. Tutti i candidati dovranno avere l'ok del Professore. E Monti ha già chiesto all'austero ex commissario Parmalat Enrico Bondi di controllare fedina penale e conflitti di interesse dei futuri parlamentari. Compresi quelli che correranno nella lista Udc. «I partecipanti alla riunione mi hanno offerto la loro disponibilità ad accettare una lista unica ma ho pensato che, rifiutando il personalismo nella politica, fosse più opportuno e più significativo avere una lista dell'Udc in particolare, una forza che ha visto per prima i limiti del bipolarismo», racconta il Professore. In ogni caso «vigilerò» sulle liste e saranno stabiliti standard e criteri esigenti per la loro composizione. Dunque alla fine ha vinto il lodo Riccardi che, come in realtà Casini, voleva liste separate almeno a Monteciorio, dove la soglia di sbarramento è più bassa. La nuova formazione non nasce «contro questo o contro quello ma per prolungare nel tempo, intensificare nel passo ed estendere negli obiettivi quella modalità di governo che ha consentito nell'ultimo anno di affrontare l'emergenza finanziaria», spiega ancora Monti ricordando che se l'emergenza finanziaria è superata, restano le altre della disoccupazione giovanile e della mancanza di crescita. Entrando nel dettaglio del progetto politico uscito dal vertice super segreto con Casini, Calenda e Romano per Montezemolo, Della Vedova per Fli e Ichino e Mauro, che hanno lasciato Pd e Pdl per lavorare con Monti, il Professore nega di sentirsi l'uomo della Provvidenza. Ma poi non mette limiti al futuro. «Non immaginiamo alleanze con gli uni o con gli altri, questa è un'operazione di rinnovamento nel profondo della politica italiana che deve avere un giorno vocazione maggioritaria», spiega. «In questo periodo non ho mai pensato di creare un partito: esiste il mio desiderio di favorire il dibattito politico italiano facendo in modo che le forze politiche si schierino sulle idee e non che io mi schieri a favore o contro qualcuno», aggiunge. Quanto alle accuse che, soprattutto il Pdl e Silvio Berlusconi, gli stanno rovesciando addosso rispetto alla fine della sue terzietà come premier, Monti non ci sta. «La mia terzietà nell'esercizio dei miei poteri non verrà assolutamente messa in gioco: credo di aver dimostrato in questi mesi di essere fuori dagli interessi di parte», avverte, ricordando che ai suoi ministri, anche dopo il discorso alla Camera di Angelino Alfano che di fatto ha tolto la fiducia al suo governo, ha detto di non dimenticare che il governo è stato sostenuto da Pd, Pdl e centristi. «Come senatore a vita non posso partecipare all'elezione di un collegio alla Camera, né voglio rinunciare all'onore concessomi dal presidente Napolitano», ha aggiunto. Rispetto al suo possibile ritorno a palazzo Chigi Monti non si è sbilanciato. «Mi viene da dire wait and see, ma lo dico in italiano, aspetta e guarda: a palazzo Chigi sono stato in periodo molto difficile e sono contento di non aver assistito alla catasfrofe dell'Italia ma anzi di aver contribuito a rimetterla in carreggiata», ha concluso. ©RIPRODUZIONE RISERVATA