Bersani presenta Grasso «Legalità e moralità»
di Nicola Corda wROMA «Non scendo e non salgo in politica, mi sposto. Mi candido da cittadino, non da magistrato». Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso presenta così la sua candidatura nelle file del Partito Democratico. Le lacrime sono trattenute a stento quando racconta quei lunghissimi minuti passati con la penna in una mano tremante davanti al foglio delle dimissioni dalla magistratura. Manca il via libera ufficiale del Csm, ma ormai Grasso ha appeso la toga al chiodo e si ritiene estraneo alle critiche arrivate specie dal centrodestra sui magistrati che decidono di impegnarsi in politica. L'unico rammarico è aver avuto poco tempo. Una scelta nel segno della «legalità e della moralità» spiega Bersani che è al suo fianco nella conferenza stampa nella sede del Pd. «Un partito come il nostro vuole essere l'infrastruttura di una riscossa civica per il Paese, questa candidatura si colloca pienamente in questo spirito». Il segretario mette l'accento sulla scommessa che il Pd vuole fare fin dalle prossime elezioni, quel rinnovamento della politica che arriva da basso e che per esempio l'impegno delle donne sindaco della Locride che sfidano la criminalità. E nel giorno in cui montiani e centristi s'incontrano segretamente per mettere a punto le liste, Bersani manda un primo segnale chiaro: «Non vogliamo che sia sbranato il governo in questa campagna elettorale e per questo chiederò alla direzione del mio partito di non candidare nelle nostre liste ministri uscenti». Consapevole che la mossa possa costare voti in meno, spinge sulla coerenza della scelta fatta quando poco più di un anno fa è nato il governo Monti. «Noi siamo diversi», è il messaggio mandato al professore, anche se subito dopo rassicura che «questo non significa che chi ha fatto bene il suo lavoro non possa ancora essere utile al paese». Bersani e Grasso sembrano conoscersi da sempre, a ogni domanda dei cronisti si dividono in due la risposta. Così spiegano che la candidatura è nata in pochi giorni prima di Natale tra il brindisi al Quirinale e un incontro nella sede del Nazareno e Grasso che ricorda le riflessioni accanto al nipotino nei giorni delle feste. Così come quando glissano sulla domanda più gettonata, cioè che possa diventare ministro della giustizia: «Prima di pensare al governo bisogna vincere le elezioni». Piero Grasso lascia tutto e si porta dietro solo l'esperienza ma, visto che in questi giorni si parla di agende, lui sembra portarsi dietro quella morale di Giovanni Falcone e i suoi insegnamenti cui per tutta la sua carriera professionale si è sentito legato. «Una costituente per la giustizia» è il sogno di Piero Grasso: «Penso di avere delle competenze tecniche e delle idee per fare una rivoluzione del sistema giustizia, da attuare in maniera graduale, prima le cose più urgenti e poi le cose da fare a medio e lungo termine». L'ex procuratore nazionale antimafia sarà quasi certamente capolista al Senato in Lombardia, regione chiave per la vittoria del centrosinistra, una specie di 'Ohio del Pd'. «Ho chiesto di non esser candidato in Sicilia, dove ho svolto molte indagini e gran parte della mia carriera» - ha detto Grasso - che per il resto si è messo a disposizione del partito chiamandolo «la mia nuova casa». Bersani pensa ad altri nomi provenienti da quelle che indica come «esperienze del civismo» e immagina che saranno piazzati nel dieci per cento della zona protetta che la direzione ha deciso di assegnare alla scelta del segretario. In questa quota ci saranno i capilista e le altre personalità fuori dalla corsa delle primarie. Una scelta che sta creando qualche grattacapo ai vertici dei Democratici, anche se Bersani ha già avvertito che chi perderà l'esame dei gazebo non sarà recuperato nel listino. Polemiche accese anche a Viareggio con la minaccia di dimissioni dei vertici locali per la ventilata candidatura dell'Ad delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, una scelta duramente criticata anche dai familiari delle vittime della strage alla stazione del 29 giugno del 2009. Ma il portavoce di Bersani smentisce la notizia: «Mai pensato». ©RIPRODUZIONE RISERVATA