«Giro di marchi taroccati Voghera la più esposta»
di Fabrizio Merli w VOGHERA «Voghera è diventata la punta di diamante della merce contraffatta». A dirlo, nel corso di una conferenza stampa, è stato Mario Spadini, responsabile provinciale di Federconsumatori. A confermarlo, tra gli altri, è Graziano Tagliavini, coordinatore di Acol, associazione di categoria dei commercianti ambulanti. «È un fenomeno sul quale abbiamo già preso più volte posizione. Chiediamo a tutti di collaborare per debellare questo fenomeno, arrivando, se servisse, a istituire un numero verde per le segnalazioni». Il tema è stato sollevato da Spadini nei giorni scorsi, in occasione della presentazione di una campagna di prevenzione da parte del Comune di Pavia. Ma l'esponente dell'associazione a tutela dei consumatori ha portato Voghera come esempio (negativo) delle nuove frontiere della merce contraffatta. «Una volta – spiega Spadini – borse, cinture e orologi contraffatti si trovavano sulle stuoie di quelli che si chiamavano "vu cumprà". Adesso è stato fatto un vero e proprio salto di qualità. Si è passati a forme più raffinate e organizzate di distribuzione. Adesso la merce "taroccata" è nei negozi e in alcuni grandi centri». Il danno provocato da merce contraffatta è molteplice. C'è la concorrenza sleale nei confronti dei negozianti onesti, c'è l'evasione delle imposte, c'è una qualità talmente bassa da risultare rischiosa. Ne è una prova il recente esempio di spade giocattolo sequestrate perchè contenevano una sostanza tossica. E poi, non da ultima, vi è un'altra, importante considerazione: la criminalità organizzata ha scoperto un mercato che, solo in Italia, vale alcuni miliardi di euro l'anno. Che fare, allora? «La nostra posizione – dice Graziano Tagliavini – è quella di legare la correttezza dell'operatore commerciale al possesso del Durc, il documento unico di regolarità contributiva. Si tratta di una vera e propria "carta d'identità" che dice se un commerciante è in regola con Inps, Inail e se, di conseguenza, sta lavorando in maniera regolare». Nel frattempo, la posizione quanto meno sospetta di molte offerte è sotto gli occhi di tutti. «Non è possibile – prosegue Tagliavini – che si vendano pezzi a due euro l'uno. Considerate le imposte e i contributi che i negozianti o gli ambulanti onesti devono pagare, nessuno potrebbe permettersi prezzi così bassi». Nessuno, se non chi opera totalmente al di fuori delle leggi e, così facendo, si può permettere costi di esercizio insostenibili per i commercianti onesti. Su un punto, infine, Spadini e Tagliavini sono d'accordo. «Occorrono controlli più frequenti e più approfonditi – sostengono entrambi – perchè il fenomeno del commercio di prodotti contraffatti è sempre meno sotterraneo. Le forze dell'ordine facciano uno sforzo supplementare facendo controlli a tutela di commercianti e consumatori».