Latorre e Girone in Italia «Finalmente aria di casa»

ROMA «Finalmente respiriamo aria di casa». Erano le 12.48 di ieri quando l'Airbus A319 con a bordo i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone è atterrato in Italia. I primi emozionanti minuti dell'abbraccio con i cari sono avvenuti all'interno del velivolo. Poi con la voce rotta dall'emozione, i due fucilieri del battaglione San Marco, hanno voluto ringraziare «gli italiani che ci sono stati vicini», le istituzioni e in particiolare il presidente della Repubblica per aver «accolto le nostre famiglie per dar loro forza e coraggio». Sono stati accolti all'aeroporto di Ciampino dal Capo di Stato Maggiore della Marina, dal ministro degli Esteri Giulio Terzi, e della Difesa Giampaolo Di Paola. «Grande emozione nel riabbracciare Massimiliano e Salvatore, valorosi servitori dello Stato»: ha scritto Terzi in un tweet. Il premier dimissionario Mario Monti ha telefonato e ribadito l'impegno del governo per una definitiva soluzione del caso. E nel pomeriggio sono stati ricevuti al Colle dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ripartiranno fra due settimane, al termine della licenza per le vacanze di Natale concessa dall'India sotto cauzione. Quindici giorni di pausa prima di tornare a Kochi, dove si trovano da dieci mesi e dove li attende un processo di fronte per omicidio. Questo permesso è comunque già «un passo significativo anche perchè si creino le condizioni affinchè il loro ritorno sia definitivo e non soltanto per un permesso natalizio» ha detto ieri il ministro degli Esteri. Terzi ha definito tutto l'episodio dei due lagunari trattenuti da in India con l'accusa di aver ucciso due pescatori «paradossale dall'inizio alla fine»: «I marò - ha aggiunto ancora il ministro - sono caduti in una trappola e non è spiegabile che siano stati catturati con la forza» . Ieri la loro licenza in Italia ha però all'ultimo rischiato di saltare per un ricorso in extremis di un leader dell'opposizione comunista del Kerala, respinto però dalla Corte Suprema di New Delhi, lo stesso organo costituzionale che emetterà la sentenza sulla giurisdizione (italiana o indiana) da far prevalere nell'incidente in cui il 15 febbraio sono morti due pescatori keralesi. La tesi sostenuta dal leader comunista era che imputati per omicidio non possono ricevere un'autorizzazione ad espatriare. L'istanza è stata respinta per un cavillo: in allegato non c'era copia dell'ordinanza dell'Alta Corte con l'ok al viaggio. Intanto in India continuano le proteste e anche il «chief minister» del Kerala ha precisato di essere stato sin da subito contrario al permesso natalizio concesso ai due marò.