Strage Viareggio: processate le Ferrovie
LUCCA La procura di Lucca ha inviato le richieste di rinvio a giudizio per la strage di Viareggio: i magistrati chiedono il processo per 32 persone, fra le quali l'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti. Secondo gli inquirenti, sono loro i responsabili di quanto avvenuto il 29 giugno 2009 nello scalo ferroviario della città, quando lo scoppio del gas fuoriuscito da una cisterna deragliata distrusse un quartiere e bruciò vive 32 persone. I reati ipotizzati nell'inchiesta sono disastro ferroviario colposo, incendio colposo, omicidio e lesioni colpose plurime. Nell'avviso chiusura indagini, notificato a giugno, era spiegato, tra l'altro, che Moretti, in qualità di ad di Rfi - dal 2001 al 2006 - e poi di Fs, non avrebbe valutato i pericoli e i rischi del passaggio di treni carichi di sostanze pericolose da stazioni come quella di Viareggio, circondata da case. Fra gli indagati ci sono anche funzionari e vertici delle altre società del gruppo Fs, oltre a quelli della proprietaria del convoglio, la Gatx; della Cima di Mantova, che montò l'asse; e dell'officina Jugenthal di Hannover (controllata da Gatx), che lo aveva revisionato. La procura contesta poi una responsabilità amministrativa alle stesse aziende: per esempio, i vertici di Fs - è spiegato nell'avviso chiusura indagini - avrebbero compiuto «delitti» nell'interesse della società, visto che il valore delle controllate Rfi e Trenitalia sarebbe stato «esposto a sicura diminuzione in conseguenza dei notevoli impegni di spesa che avrebbero dovuto affrontare per realizzare tutte le misure, economicamente onerose, necessarie a minimizzare i rischi del trasporto di merci pericolose, soprattutto in aree densamente abitate». Analoga accusa per Rfi, i cui vertici avrebbero evitato «un impegno, economico e/o finanziario, sicuramente gravoso e rilevante, che sarebbe stato necessario sostenere per predisporre e/o realizzare le misure tecniche, atte a minimizzare i rischi del trasporto di merci pericolose». L'indagine ha cercato di chiarire due aspetti principali: prima di tutto le responsabilità del deragliamento del convoglio, causato dalla rottura di un asse che da tempo era fratturato. E poi le cause dello squarcio che si aprì sulla cisterna, provocando la fuoriuscita del gpl che poi esplose. Su questo secondo aspetto c'è battaglia: per i periti del gip, così come per i consulenti delle Ferrovie, a provocarlo fu l'impatto con un componente indispensabile dello scambio. Per gli esperti nominati dalla procura fu lo scontro con un picchetto, usato per la segnaletica, la cui pericolosità, secondo i pm, sarebbe stata sottovalutata da Fs. Secondo i legali di Fs, però, il magistrato mostra «di ignorare che in questa vicenda si è celebrato un incidente probatorio in cui è stata già acquisita la prova davanti ad un giudice, i cui periti hanno concluso che non è stato il picchetto a provocare lo squarcio sulla cisterna». Dura la reazione delle Ferrovie: «Prendiamo atto che la notifica ai diretti interessati o ai loro avvocati non è ancora avvenuta e che l'eco mediatica è più importante del rispetto delle regole». Spetterà ora al gup stabilire quando lo scontro proseguirà in aula.