Pirellone, indagati gruppi Pdl e Lega
di Fiammetta Cupellaro wROMA Cene di lusso, computer e cellulari per decine di migliaia di euro, persino videogiochi e spese alimentari nei centri commerciali. Ma anche creme e libri, macchine fotografiche e 'gite' nelle pasticcerie di tutta Italia. E tanto per stare in tema con il periodo, tra le carte è spuntata una fattura di 800 euro per gli auguri di Natale. Non sembrano aver badato a spese i consiglieri regionali di Pdl e Lega della Lombardia, eletti nel 2005 e nel 2010 che avrebbero presentato e ottenuto rimborsi per spese «istituzionali» che di istituzionale avevano ben poco. Cifra approssimativa: 2 milioni di euro. E riguarda fatture e scontrini presentati solo dal 2008 al 2010. Ieri, dopo altri 37 indagati, salgano a 62 gli esponenti della maggioranza accusati di peculato dalla procura di Milano. A questo punto, tutti i consiglieri ed ex consiglieri che hanno sostenuto il governo del Pirellone dal 2008 risultano indagati. L'inchiesta è quella sui rimborsi illeciti fatti con i soldi pubblici per spese ritenute dai magistrati «sospette» e che ora vede tra gli indagati anche Renzo Bossi, figlio di Umberto , e Rosy Mauro la vice presidente del Senato, una che negli anni passati veniva considerata tra i fedelissimi dell'ex leader del Carroccio. Al momento, gli unici a rimanere fuori dell'inchiesta, sono l'ex ministro dell'istruzione Maristella Gelmini: eletta nel 2005 al Pirellone, nel 2006 passò in Parlamento. Viviana Beccalossi anche lei diventata parlamentare quasi subito. Enzo Lucchini presidente dell'Arpa dal 2010 che sembra si sia fatto rimborsare solo 5 euro per inviare una raccomandata e Franco Nicoli Cristiani perché è già indagato come ex assessore. Tuona il governatore uscente della Lombardia, Roberto Formigoni: «Ora sappiamo che la corruzione in Lombardia sta tutta nei consiglieri del Pdl e della Lega: 62 indagati su 62. E sappiamo anche che i consiglieri dell'opposizione che hanno vissuto con gli stessi regolamenti sono innocenti. E' giusto che, chi ha realmente fatto un uso scorretto di denaro pubblico vada punito, ma va fatta chiarezza». Per la verità, l'inchiesta sui «rimborsi facili» non riguarda solo il centrodestra. Gli uomini delle Fiamme Gialle su ordine del procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo e dei pm Filippini e D'Alessio hanno presentato all'ufficio di presidenza del Consiglio un decreto di esibizione documenti per le spese di altri gruppi tra cui Pd, Idv e Sel. L'inchiesta è partita con la verifica all'ex presidente del Consiglio, il leghista Davide Boni accusato di corruzione e all'ex assessore Pdl Franco Nicoli Cristiani. Alcuni dei politici indagati sono già stati sentiti dai pm e avrebbero risposto alle contestazioni, più o meno, allo stesso modo: «Non so... non ricordo». Tutti i leghisti del Pirellone si sono affidati all'assistenza dello stesso avvocato, Domenico Aiello e hanno deciso di snobbare l'invito a comparire dei pubblici ministeri. «Non riteniamo di poter aggiungere nulla rispetto a quanto scritto dai pm». Parole che nascondono l'obiettivo degli indagati di Lega e Pdl: aspettare l'esito degli accertamenti della Finanza per far cadere le accuse solo contro un blocco politico e capire se viene contestato il meccanismo delle note spese trascinando dentro anche l'opposizione. Nel frattempo, nessuno pare ricordare come abbia speso i soldi pubblici. ©RIPRODUZIONE RISERVATA