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VOGHERA Croce rossa voto «influenzato» n Mi riferisco all'articolo di martedì, dal titolo: "Ondina Torti alla guida della Cri". Sono il volontario del soccorso e candidato "sconfitto" alla carica di presidente del Comitato di Voghera della Croce rossa . Le elezioni di domenica 16, le cui operazioni di voto si sono svolte regolarmente, grazie al prezioso lavoro di presidente e scrutatori del seggio, sono invece purtroppo state irregolarmente influenzate, nei giorni e nelle ore precedenti, da atti e comportamenti in palese violazione delle regole che disciplinano il sereno svolgimento delle elezioni, atti che verranno presto sottoposti anche all'attenzione dell'autorità giudiziaria. I fatti. L'antivigilia delle votazioni vengo informato da numerosi volontari che in moltissimi, a eccezione di quelli notoriamente favorevoli alla mia candidatura, hanno ricevuto via sms da numero cellulare del Comitato di Voghera incitazioni al voto sia per un altro candidato locale (che non sono io), che per quello provinciale (che ha poi vinto, sia pur non con lo scarto atteso). E' stata completamente ignorato il ricorso motivato che il sottoscritto ha indirizzato agli uffici elettorali e al Comitato organizzatore. A riprova, domenica mattina, mezz'ora prima dell'ora stabilita per l'inizio delle operazioni di voto, è stato il sottoscritto a dover informare del ricorso la presidente e gli scrutatori del seggio, che sono cascati letteralmente dalle nuvole. L'esigenza di brevità mi impedisce di proseguire. Altri comportamenti ed atti sono a disposizione di chi volesse approfondire. Concludo con i numeri finali della tornata elettorale: Aventi diritto al voto: 311 ( votanti 202 ). Ondina Torti: voti 114; Gianni Bruno: 78; bianche e nulle: 10 I 78 voti, tutti di volontari attivi e impegnati quotidianamente nelle attività istituzionali di Cri, rappresentano una dote importantissima, una grandissima dimostrazione di fiducia nei miei confronti, e sono anche un preciso mandato a vigilare sui comportamenti disinvolti, nonché sul dovuto rispetto della dignità personale di molti. La responsabilità è grande, gli ostacoli moltissimi, ma, rispondendo al mio slogan elettorale che chiedeva: «Possiamo cambiare, per favore? Sì, ora possiamo», con l'aiuto e la dedizione di chi crede nei valori autentici della più grande Associazione umanitaria del mondo. Gianni Bruno SAN MARTINO Guardie giurate in pericolo n Vorrei esprimere la mia piena solidarietà e inviare un augurio di pronta guarigione al collega Enrico Montagna, accoltellato lunedì davanti al centro commerciale "Gli Ottagoni" al termine del servizio di vigilanza. Colgo l'occasione per evidenziare che, purtroppo, le situazioni pericolose si presentano nel nostro lavoro assai di frequente ma, nonostante ciò, per un motivo meramente economico noi "operatori" siamo assunti sotto contratto di portierato e non di vigilanza. Tale contratto, tra l'altro sottopagato, ci porta a non avere il diritto al porto d'armi e pertanto, durante il servizio, ci troviamo in balia di balordi senza alcun mezzo di difesa. Mi auguro che qualcuno intervenga e che possa cambiare in un futuro prossimo questa nostra situazione vergognosa. Maurizio Armeri Zerbolò PAVIA Stazione, dopo le 21 niente taxi n Sono un pendolare costretto in questi giorni ad orari massacranti per rientrare da Milano e sorpresa... nessun taxi in stazione alle 21- 21.30- 22. Una vergogna in una città come Pavia. È come me altri pendolari costretti a rincasare a piedi perché anche gli autobus ovviamente neppure l'ombra. Mi chiedo di chi è la colpa di tutto ciò? Luca Aleri RIDISCESA IN CAMPO Povera Italia e zimbello d'Europa n La buona creanza certe cose le dovrebbe vietare, purtroppo non è così. Non sembrerebbe vero, ma certe volte alcuni personaggi ritornano. Ritornano assieme a tutti gli adepti, perché certi personaggi hanno la possibilità di essere i padroni di un partito. Addirittura il padrone non ha consentito che il partito organizzasse le primarie, perché ha ritenuto che nessuno potesse tenergli testa, quanta modestia! Con grande dispiacere ha ritenuto di ridiscendere ancora in campo per salvare l'Italia. Faccio fatica a capire che un partito dopo essere stato al governo per quasi venti anni e aver causato all'Italia tutto il danno che ha causato, economico ma anche di prestigio, perché eravamo diventati gli zimbelli di tutta Europa, possa avere ancora la sfacciataggine di ripresentare lo stesso giullare e gli stessi soldatini pronti a mettersi sull'attenti appena il padrone lo ordina. Faccio anche fatica a capire quali premier europei vorranno fare ancora politica con un premier italiano che per quasi venti anni si è distinto a raccontare barzellette, e non sempre faceva ridere.Considerando che quando vuole parlare di cose serie, come nel caso dello spread, causa solo danni, sarebbe meglio che imparasse l'aforisma: un bel tacer non fu mai scritto. Giuseppe Lanfranchi Pavia QUIRINALE Caso intercettazioni Una sconfitta n Sono rimasto letteralmente sconcertato dalla sentenza della Corte Costituzionale che sostanzialmente, ha raccolto il ricorso del Capo dello Stato in merito, alle discusse intercettazioni da parte della procura di Palermo, intercettazioni che oltre al Presidente Napolitano, hanno interessato l'ex ministro degli interni, Nicola Mancino. Vero referente, secondo un'ipotesi, del capo del Quirinale, sulla trattativa Stato-Mafia. Trattativa ordita ai fini di fermare il rigurgito antidemocratico sferrato da "Cosa nostra" nei primi anni Novanta, onde ammorbidire o meglio revocare, il carcere duro. L'ormai divenuto famoso "41 Bis", a carico dei mafiosi più irriducibili. Probabilmente in un contesto politico tanto delicato, le prerogative del Capo dello Stato, hanno prevalso non soltanto sul giudizio della procura di Palermo e di Antonino Ingroia, da decenni, in prima linea contro la mafia. Ma sostanzialmente sulla maggioranza degli italiani onesti, che ormai da decenni condannano lo stereotipo ambiguo del "segreto di Stato" (alla faccia della democrazia). Ritengo che uno Stato di diritto, oltre a chiedere di adempiere e rispettare i propri doveri, deve altresì,dare un immagine di trasparenza, moralità, credibilità. Relegando alla storia vecchi tabù, soprattutto in segno di rispetto ai famigliari che hanno tragicamente vissuto sulla propria pelle, sofferenze immani. Marco Passaro Lardirago PARLAMENTO INCAPACE Che delusione il sistema elettorale n Sempre più sconcia la politica italiana, l'ultimo disgustoso tassello si materializza nel nulla di fatto sulla legge elettorale, che condurrà nel 2013, il popolo italiano alle urne con il tanto bistrattato «porcellum». Nonostante la crisi economica, il governo tecnico, e i richiami all'unità nazionale per il bene comune, i nostri politici non sono stati in grado di trovare un accordo che consentisse agli italiani di recarsi ai seggi con un nuovo sistema elettorale. Non ci resta che rilevare l'assoluta sterilità politica della nostra classe dirigente benché sia concreto il rischio di ritrovarsi nel 2013 con un nuovo esecutivo instabile. Sono anni che sentiamo parlare di semipresidenzialismo alla francese o di cancellierato alla tedesca. Di tanto in tanto appare una bozza legislativa che puntualmente viene bocciata, non tanto per convinzione politica, ma solo per puerile dispetto al partito proponente. Prendiamo atto dell'incapacità dei nostri politici nel recuperare credibilità, come se non fossero in grado di percepire gli umori disperati del'homo italicus, che si trova adesso a dover affrontare un Natale tra i più tristi del Dopoguerra. Poco importa alla casta, che attraverso i vitalizi d'oro non vedrà ridotto il proprio tenore di vita, in spregio al popolo italiano che si ritrova come sempre a doversi assumere tutti gli oneri della crisi economica in atto. Siro Zangrandi Pieve Porto Morone POESIA Giovani e nuovi in politica n L'è retorica o pulitica? La situassión l'è critica: mèt i giuvin cóntra i veg al pö vess anca 'n po' sgreg, parchè fà «rutamassión» sul par la süstitüssión «xè un tacón peso del buso». Se tüt-coss l'è «fuori uso» e 'l «puter» l'è preputent, pödan-gnì d'i brüt mument: chi bisogna dàgh un tài a l'urìgin di noss guài. Egoismo, preputensa, fürberia, maldicenza, arrivismo e trüfà... Più ne metta, chi ne ha. Anca l'asemblearismo al diventa sul un «ismo» (agh n'um vüd fin da sbàt-via...) parchè in demucrassìa (gnent da-fà cun l'anarchia) al «carisma» al s'utégna sul sa s'èt persóna «degna». Al rispèt, l'autorità i'en cumpàgn d'la serietà. Guvernà, sl'è no un «servissi», pö 'l diventa un brüt vissi... Keyr Pavia