Omaggio all'inventore del centravanti

Domani alle 17.30 lo scrittore pavese Lino Veneroni presenta in Santa Maria Gualtieri, a Pavia, il suo ultimo libro "Un uomo chiamato Gioànn...aneddoti breriani" (Eumeswil Edizioni), intrigante avventura letteraria sotto il segno della pavesità e goliardìa di un personaggio che come pochissimi prima, ha saputo proiettare Pavia nell'élite letteraria ed enogastronomica nazionale. «Gioànn Brera era un mitico, stravagante, strabocchevole e famosissimo giornalista sportivo pavese che è ancora oggi considerato la punta di diamante delle penne che sanno scrivere di sport e di tutto ciò che é legato all'enogastronomia - dice Veneroni -. Paragonando il campo culturale a quello sportivo, Brera era un fantasista o, meglio ancora, un geniale ed inarrivabile atleta della mente, che amava orgogliosamente farsi chiamare dagli amici gioànnbrerafucarlo o, poiché non gli piacevano gli eccessivi salamelecchi, più semplicemente Gioànn». Che posto occupa nella letteratura? «Quello di un validissimo scrittore di godibili epopee pavesi incastonate in romanzi avvincenti che, trasformati anche in film purtroppo discutibili (Il corpo della ragassa), non hanno avuto i riconoscimenti che meritavano. Il tempo, comunque, renderà giustizia, come sta cominciando ad accadere per un altro straordinario rivierasco del Po, stavolta parmense, Giovanni Guareschi». Nel suo libro cosa racconta di Brera? «Ciò che lui amava e privilegiava maggiormente, come i piatti della Bassa Pavese. E poi aspetti marginali che, nella maggior parte credo siano ancora sconosciuti, attraverso episodi, aneddoti, gag, per tentare di dar ulteriore lustro ad un esemplare "principe della zolla", come lui stesso in più occasioni aveva lo sfizioso orgoglio di definirsi». L'iniziativa - promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Pavia con il Circolo Culturale La Barcèla – oltre all'autore vedrà la partecipazione di Adrea Borghi, Angelo Roveda, Fabrizio Lana, Gigi Rognoni, Gianmarco Centinaio e Pierangela Fiorani. PAVIA E' con un omaggio a Gianni Brera che giovedì alle 21 si alzerà il sipario sulla stagione "Altri percorso" al Teatro Fraschini. S'intitola infatti "Gioànn Brera" la pièce scritta da Sabina Negri e interpretata dal milanese Bebo Storti – attore e drammaturgo qui anche in veste di regista - che rende onore alla memoria del grande giornalista sportivo, inventore di un linguaggio nuovo destinato a cambiare per sempre il modo di raccontare il calcio, il ciclismo e l'atletica. Protagonista assoluto del testo, Gianni Brera emerge in tutta la sua grandezza di lombardo "doc" («senza nessun bisogno di scomodare alcuna propaganda politica – sottolinea Bebo Storti – perché Gianni Brera era un padano senza bisogno di etichette di partito»), nonché cultore di cibi e di vini, di etnie, dialetti e storie dimenticate e ancora scrittore, ritrattista fulmineo e irriverente, arguto e ironico, erudito e popolaresco. Tutto questo è stato Gianni Brera, firma prestigiosa della Gazzetta dello Sport e di Repubblica, innamorato della sua terra, capace di narrare i fatti sportivi rimanendo se stesso, legato a filo doppio, mente e cuore, al grande fiume e ai vigneti dell'Oltrepo. «La personalità di Brera viene riletta attraverso la sua vicenda umana e professionale, che si inserisce a pieno titolo nella storia italiana del dopoguerra – dice l'autrice Sabina Negri – e tutto questo si intreccia con il vissuto personale di Bebo Storti, voce narrante, che ripercorre la sua esperienza di bambino e ragazzo milanese che in quel periodo (erano gli anni '60 e '70, fino agli '80) viveva il mondo breriano e la Milano di quei tempi, anche grazie al fatto che suo nonno aveva un'edicola in piazza Duomo». E mentre la storia scorre sotto gli occhi del pubblico, dalla memoria emergono personaggi e vicende epiche: Fausto Coppi - il garzone di macellaio poi trasformato "in mitico", dal pedale elegante che taglia infiniti traguardi, con la sua vita, la rivalità con Bartali, l'amore per la Dama Bianca e la morte assurda - Gianni Rivera detto l'abatino - contro cui Brera si scagliava, perché amava gli atleti che non erano avari di emozioni - Peppino Meazza - tombeur de femmes, che faceva goal per farsi perdonare - e la tragedia della squadra del Torino. A colorare d'emozioni questi racconti sono le parole e le musiche del grande Enzo Jannacci, cantore del dialetto lombardo e della Milano popolare, con Luca Garlaschelli e Simone Spreafico ad accompagnare dal vivo la voce di Bebo Storti.