L'immaginazione filosofica come "motore della ricerca"
PAVIA Domani mattina alle 11, Salvatore Veca sarà al Caffè Vigoni per presentare il suo libro "L'immaginazione filosofica" (Feltrinelli, 2012). «La prima idea di "immaginazione filosfica" è il frutto di una conversazione via mail con Giulia Cogoli, che dirige il Festival della Mente di Sarzana che, in vista di un mio intervento a Sarzana mi disse che, per un festival caratterizzato dalla ricerca dei modi della creatività, sarebbe stato bello che io presentassi qualcosa nel mio campo specifico, dunque quello della ricerca filosofica – dice Salvatore Veca – Così ho cercato di comunicare quale fosse la natura dell'immaginazione filosofica, in un senso molto elementare: io credo che chiunque faccia ricerca, in ogni campo, se si mette a caccia di qualcosa, lo fa in qualche modo sulla base di una visione. Non è detto che le cose vadano bene, ma se non hai una visione non parte niente. Allora l'idea di immaginazione filosofica è la mia idea di "motore della ricerca": non metterai mai in moto un'esplorazione filosofica se non sarai guidato da qualcosa di luminoso». E par dare un'idea di come funziona questo motore di ricerca filosofica il professor Veca ha scelto due immagini: la prima è quella di un'esploratore di connessioni, la seconda è quella di un coltivatore di memorie. «L'esploratore di connessioni è uno che mira a mettere insieme, a legare fra loro idee, concetti, congetture, ipotesi – continua Veca - È come uno che cerca di tessere una rete, capace di prendere il maggior numero di pesci, e di consegnarci così una nuova prospettiva su noi stessi e il mondo, una visione più illuminante di altre. D'altro canto, il coltivatore di memorie è uno che sa bene quanto l'immaginazione filosofica si alimenti del suo passato e della sua complicata tradizione. Questo è un tratto specifico dell'indagine filosofica, un tipo di attività intellettuale che, a differenza di altre, non può sfuggire alla propria storia nel tempo. L'esploratore di connessioni è affascinato dall'idea di poter dire l'ultima parola. In questo senso, anche in filosofia, come nella scienza e nell'arte, l'immaginazione e la ricerca non hanno fine». E del resto, già nelle quattro lezioni di uno dei suoi ultimi libri, "L'idea di incompletezza", Salvatore Veca chiama in causa, nell'elogio dell'incompletezza, il mestiere del coltivatore di memorie e quello dell'esploratore di connessioni. «Una cultura che sia consapevole dell'incompletezza delle risposte alle sfide e ai dilemmi che dobbiamo fronteggiare non è l'espressione di una resa, né un elogio della debolezza del pensiero - conclude Veca - Al contrario, è il promemoria dei limiti da cui prender forza per venire a capo dei nostri enigmi». (m. piz.)