Bimbo morto all'ultimo mese di gravidanza Consulente Procura sarà sentito a gennaio

Era all'ultimo mese di gravidanza quando, quattro anni fa, ad aprile del 2008, perse il bambino che portava in grembo. Qualche ora prima la donna si era presentata in clinica al San Matteo, con dolori alla pancia. Ma, secondo l'accusa, era stata tranquillizzata e rimandata a casa. Ieri, nel processo che vede imputati un ginecologo e due ostetriche del San Matteo, era prevista in tribunale (nella foto) la deposizione del medico legale Antonio Osculati. Ma per un errore di notifica l'udienza è stata rinviata al 14 gennaio. A giudizio per aborto colposo ci sono Alessandro Alfei, ginecologo di 40 anni del San Matteo, e le due ostetriche Daniela Cavagnini, 52 anni, e Lucia Rovati, di 38. Avrebbero avuto, secondo l'accusa, una responsabilità in quel dramma. In base alla ricostruzione della procura la paziente, che all'epoca dei fatti aveva 30 anni, si presentò il 12 aprile 2008, un sabato, nel reparto di Ostetricia e ginecologia. Lamentava dolori alla pancia. E visto che era quasi a termine - tanto che il parto era stato programmato per il 15 dello stesso mese - si era preoccupata. Pensava a un anticipo del travaglio. Così il medico di turno la sottopose ad alcuni esami. Da cui, però, non emersero problemi né sintomi di un avvio di travaglio. Era stata così rimandata a casa. Ma in poche ore la situazione era precipitata. Il giorno successivo la donna si ripresentò in ospedale, con dolori sempre più forti. Erano stati ripetuti gli esami. Ed era arrivata la notizia tragica: il cuore del bambino non si sentiva più. «Distacco di placenta», fu la diagnosi. Il processo dovrà cercare di chiarire le eventuali responsabilità. Gli avvocati della difesa, Alessandra Stefano e Andrea Schietti, che hanno nominato due propri consulenti, cercheranno, dal canto loro, di dimostrare che «i sintomi della paziente erano tali da non suggerire quell'evento, che si era manifestato in maniera improvvisa e imprevedibile».