Senza Titolo
di Maria Berlinguer wROMA «Il mio ritorno dipenderà da quello che succederà, chi vivrà vedrà, io so solo che dovessi tornare potrei recuperare gli elettori delusi del 2008». Silvio Berlusconi, dopo aver partecipato al fallimentare vertice del Ppe che lo ha ignorato omaggiando Monti - al quale è stato esplicitamente chiesto di candidarsi - affida alla sua pagina Facebook l'ultima puntata del "torno in campo o mi faccio da parte". E anche questa volta non scioglie il rebus. Fallito il pressing su Mario Monti perché accetti di guidare una coalizione di «moderati», Berlusconi ora trema all'idea che davvero il Professore possa scendere in campo sfilandogli una parte del partito: «Ho speso una vita per fare un partito liberale e ora devo trovarmi a fare il democristiano?». «Berlusconi ritiri fuori il simbolo di Forza Italia che prendiamo un sacco di voti», lo incalza Giancarlo Galan. E i sospetti crescono verso i moderati di Frattini e Quagliariello, che molti già vedono in fuga dal Pdl. Le mosse del Professore agitano anche il Pd. Mario Monti «dovrebbe tenersi fuori dalla competizione elettorale, ma se decidesse di candidarsi rispetteremo la sua scelta e segnaleremo la nostra volontà di collaborare», dice Pier Luigi Bersani in un'intervista al tedesco «Die Welt». Ma dietro le dichiarazioni rassicuranti anche tra i democratici cresce la preoccupazione. Ovviamente nessuno per ora pensa a una candidatura diretta di Monti. Il Professore, lo ha sottolineato di recente il capo dello Stato, è senatore a vita, dunque non ha alcun bisogno di presentarsi alle elezioni. Tuttavia nessuno esclude possa fare dichiarazione di voto nei confronti di una lista. La sua presenza a sorpresa ieri al vertice del Ppe ha dunque messo in allarme i partiti. Mario Monti avrebbe espresso apprezzamento a Silvio Berlusconi per il suo invito a guidare una coalizione di moderati, assicurano ambienti vicini al Cavaliere. Ma lo stesso premier interpellato sul perché delle elezioni anticipate e della chiusura della legislatura ha senza giri di parole indicato nel discorso parlamentare del segretario del Pdl, Angelino Alfano, la fine della sua esperienza a palazzo Chigi. Quanto consenso potrebbe ottenere una lista Monti, un raggruppamento sponsorizzato dal Professore? Gli esperti calcolano che potrebbe raccogliere fino al 10 per cento degli elettori. Niente di trascendentale. Se però per ipotesi l'outing fosse in favore dei moderati di Pier Ferdinando Casini e di Luca Cordero di Montezemolo ecco che lo scenario delle future alleanze post voto potrebbe cambiare e radicalmente, consegnando al leader dell'Udc e ai centristi una capacità di manovra e di trattativa con il Pd maggiore di quella attuale. Tutti gli scenari sono ancora aperti. Lo stesso Berlusconi, raccontano, non è affatto contento di «doversi» ricandidare per la sesta volta alla guida del Paese. Lo farà per salvare le sue aziende e per i processi. Le liste saranno completamente rinnovate. Il Cavaliere lascerà a casa la vecchia guardia che, ne è convinto, lo ha tradito e che non sopporta più. Facce nuove e possibilmente pulite con le quali è convinto può arrivare al 20%. ©RIPRODUZIONE RISERVATA