Italcementi, stop produzione di composti a Broni resterà solo la macinazione

I progetti di riorganizzazione di Italcementi toccheranno anche lo stabilimento di Broni (nella foto) . Il gruppo ha varato un piano di riorganizzazione dell'attività in Italia, denominato "Progetto 2015", che comporterà la fermata di alcuni impianti, la cassa integrazione straordinaria per 665 dipendenti sui 2500 totali e un risparmio di costi a regime per 40 milioni di euro l'anno. In particolare sarà fermata la produzione di clinker a Monselice, Broni e Trieste; i dipendenti per cui verrà fatto ricorso alla Cigs sono per i due terzi occupati nei siti produttivi e per un terzo nella sede di Bergamo. «Al termine del periodo della Cassa - informa una nota del gruppo - in mancanza di miglioramenti congiunturali circa la metà delle sospensioni temporanee saranno trasformate in strutturali, anche con il ricorso alla mobilità». Il riassetto del gruppo suddivide i 14 stabilimenti in gruppi «con connotazioni strategiche differenti». Del primo gruppo, cosiddetto "di eccellenza industriale e ambientale" fanno parte gli impianti di Calusco (Bergamo), Rezzato (Brescia), Colleferro (Roma), Samatzai (Cagliari), Matera ed Isola delle Femmine (Palermo), che formano l'ossatura portante della capacità produttiva in Italia. Al secondo gruppo appartengono Sarche (Trento), Guardiaregia (Campobasso), Scafa (Pescara), Castrovillari (Cosenza) e Salerno, che saranno attivi «a ciclo continuo, con flessibilità quando il mercato richiederà questa capacità produttiva aggiuntiva», mentre la produzione di clinker a Monselice, Broni e Trieste «sarà fermata, mantenendo l'attività di macinazione e spedizione». Italcementi assicura che «nei confronti delle persone coinvolte dal piano, l'azienda svilupperà diverse forma di sostegno integrative anche attraverso interventi innovativi di sostenibilità sociale».