Statella: «Il Pavia è cresciuto facendo gruppo»
Dopo due giorni di riposo ieri i giocatori del Pavia sono tornati al lavoro e come ogni mercoledì svolgendo una doppia seduta di allenamento. Erano assenti i due attaccanti Cesca (nella foto) e Beretta colpiti entrambi da una forma influenzale. Continua il lavoro differenziato per il centrocampista Redaelli che sta recuperando dalla distorsione alla caviglia. Sul campo ha lavorato a parte anche Meza Colli assente nelle ultime due gare per un infortunio al legamento collaterale. Per i postumi di una botta alla caviglia rimediata con la Reggiana a riposo anche Zanini. Oggi seduta pomeridiana, poi domani pomeriggio è prevista un'amichevole. Alle ore 15 il Pavia ospiterà i Free Players, una formazione di giocatori senza contratto che si allenano in cerca di sistemazione, e che nelle passate settimane hanno già incontrato pareggiando la Cremonese. Un test che per gli azzurri sostituirà di fatto il tradizionale impegno agonistico domenicale del campionato di Prima divisione. PAVIA Quasi un anno fa, a metà gennaio, Giuseppe Statella arrivò a Pavia da Bari nella campagna di rafforzamento invernale che la società aveva avviato per dare una svolta ad una stagione che sembrava compromessa. Un anno dopo il centrocampista azzurro vive ben altra situazione: ma cosa è cambiato? «Credo che il segreto stia nel gruppo – spiega Statella –. Siamo riusciti a costruire un amalgama vincente». «Lo scorso anno arrivai in un momento difficilissimo per il Pavia, ma felice per me perché tornavo a giocare dopo essere stato fuori rosa a Bari – aggiunge Statella –. Avevo tante motivazioni, stimoli, voglia di giocare e dimostrare il mio valore. Mi ricordo l'aria pesante che si respirava. La squadra era allenata da mister Sangiorgio e il mio debutto fu non facile: una ventina di minuti con il Sorrento ed un'espulsione. Per la squalifica fui costretto a saltare la gara con il Taranto dopo la quale arrivò mister Roselli. Ricordo anche il debutto del nuovo allenatore a Carpi con una sconfitta: ma da qui iniziò la splendida rimonta che ci portò alla salvezza». A poco meno di un anno dal suo arrivo in riva al Ticino per Statella e per il Pavia il clima è molto diverso. «Quest'anno avevamo iniziato male con la sconfitta interna con il Feralpisalò e la successiva a Bolzano – racconta il giocatore in prestito dal Bari –. Zero punti dopo due gare poteva essere preoccupante, ma poi ci siamo prontamente ripresi e alla fine le scelte della società si sono rivelate giuste. Si era partiti con un gruppo profondamente rinnovato in cui l'intesa era da cercare per crescere tutti insieme. Eravamo rimasti io, Fasano, Capogrosso, Cesca, ma intorno tanti innesti, personalmente conoscevo già La Camera, quasi tutti dei giovani. Ci voleva del tempo per maturare trovare i giusti meccanismi e sotto la guida del mister ci siamo riusciti in questo bellissimo girone d'andata dove 22 punti sono un bel bottino che ci piacerebbe arricchire nella trasferta di Portogruaro la settimana prossima. Girare a 23 con un pareggio, o a 25 con una vittoria sarebbe il massimo. Poi ci sarà poco spazio per staccare perché il 6 gennaio si riparte subito con il ritorno». Questa settimana c'è spazio per staccare soprattutto mentalmente perché ci si allenerà per tenersi comunque pronti all'impegno di sabato 22 dicembre nell'anticipo prenatalizio del turno di Lega Pro. Nello spogliatoio la vittoria con la Reggiana ha permesso a tutti di guardare a questa sosta con ulteriore tranquillità. «Forse non una gara bellissima ma anche in serie A squadre come Juve, Inter, Milan vincono a volte non giocando bene, ma quello che conta per gli obiettivi è la continuità – ribadisce Statella – E noi domenica l'abbiamo data al termine di una gara dove, forse, abbiamo giocato meglio quando eravamo undici contro undici. Dopo la prima espulsione la Reggiana si è ulteriormente chiusa e si è fatto più fatica a trovare spazi in fase conclusiva. Alla fine è andata bene e ora con 22 punti possiamo stare sicuri che non giocando matematicamente nessuno domenica ci potrà superare vista la classifica che ci siamo costruiti prima della sosta». Enrico Venni.