Mafia, Dna sulle ceneri di Sbarra

ROMA Danilo Sbarra, l'immobiliarista accusato di aver riciclato il denaro per conto della mafia e della banda della Magliana, e suo figlio potrebbero non essere morti. E' l'ipotesi della procura di Roma, che hanno deciso di analizzare i loro resti nelle urne alla ricerca del dna. Due morti che lasciano diversi interrogativi e non convincono gli inquirenti che adesso ipotizzano una loro fuga dall'Italia. Destinazione: Santo Domingo, l'isola dove poco prima della sua morte, Danilo Sbarra detto «l'Ingegnere» aveva deciso di dirottare molti suoi interessi. Sottoposto a sorveglianza speciale e ad obbligo di firma nel 2005, sarebbe scomparso pochi mesi dopo nel 2006 per morte naturale a 62 anni, nella sua lussuosa residenza alle porte di Roma. Qualche anno dopo a sparire fu anche suo figlio Duilio, trasferitosi a Santo Domingo, dove sarebbe morto a 40 anni nel 2011. Gli investigatori analizzeranno le ceneri, per stabilire con esattezza l'appartenenza dei resti ai due uomini. Intanto il tesoro di Danilo Sbarra, che sarebbe stato utilizzato per riciclare il denaro sporco delle mafie, è stato ora sottratto agli eredi dell'imprenditore e ad alcuni prestanome. Una miniera da 26 milioni di euro. Le Fiamme Gialle hanno confiscato decine di locali e appartamenti: 47 a Vieste, in provincia di Foggia, due terreni e unità immobiliari a Sabaudia, un terreno a Latina, cinque auto di lusso, ma anche le quote di sette società che operano nel Lazio. Per trent'anni l'imprenditore avrebbe fatto affari all'ombra delle più disparate attività criminali, dalla banda della Magliana alla camorra passando per la mafia, costruendo un impero. In particolare avrebbe avuto per decine di anni relazioni con associazioni criminali dedite soprattutto all' usura, alla bancarotta fraudolenta ed al traffico di stupefacenti.