Il Professore difende le sue riforme

di Maria Rosa Tomasello wROMA Ha l'aria di chi si toglie ogni giorno un sassolino dalla scarpa Mario Monti mentre difende le sue riforme e non risparmia frecciate al predecessore Silvio Berlusconi. «Interrompere una riforma prima che possa dare i propri frutti è perfino peggio che non fare la riforma – sentenzia il premier – Qualcuno fa notare che gli effetti delle riforme stentano a vedersi. Anzi che la situazione è peggiorata: sarebbe necessaria maggiore prudenza, perché le riforme hanno bisogno di tempo per dispiegare i propri benefici, mentre i costi sono purtroppo ineludibili». Nel giorno in cui il Cavaliere, durante la presentazione dell'ultimo libro di Bruno Vespa, dice tutto e il contrario di tutto, il presidente del Consiglio sceglie l'assemblea dell'Anfia, l'Associazione della filiera dell'industria automobilistica – oggi in forte sofferenza a causa del drastico calo della produzione di auto in Italia – per mandare un messaggio a chi verrà dopo di lui: attenzione a non abbandonare la strada delle riforme strutturali avviate e non concluse, ora all'esame del parlamento e delle parti sociali: «Mi dispiacerebbe, nell'interesse dell'Italia riformata se prevalessero giudizi ipersemplificati. Le riforme – afferma – sono state quasi un filo rosso nell'azione del governo...». Ma subito, ironico, si corregge: «Rosso no, prendiamo un filo incolore...» dice, scatenando le risate della platea. Del resto, ricorda Monti, il governo precedente «ha lasciato moltissimo da fare in tema di riforme, e questo moltissimo si è abbattuto nell'ultimo anno prima delle elezioni». Le riforme invece, sostiene, proprio perché i costi a differenza dei benefici sono immediatamente visibili, vanno avviate a inizio legislatura, perché «è naturale che gli esponenti politici annettano notevole importanza al test elettorale». Alla categoria delle dichiarazioni pre-elettorali Monti ascrive probabilmente le dichiarazioni di Berlusconi sullo spread, di cui agli italiani non dovrebbe importare: «La stabilizzazione dei titoli di debito pubblico realizzata in questi mesi è presupposto essenziale per far ripartire il credito alle aziende» ricorda il premier, sottolineando che l'azione del suo governo è stata finalizzata «a fare dell'Italia un partner credibile nei bilanci per competere senza timori reverenziali». Perché il nostro Paese sconta una «erosione della competitività troppo a lungo trascurata», un processo «che può e deve essere invertito». E dell'immagine dell'Italia «noi tutti siamo corresponsabili» avverte, perché il gap di credibilità ha radici soprattutto nell'«autodenigrazione» e nei soprassalti di indignazione davanti alle critiche. All'Anfia che chiede misure fiscali per far tornare il mercato a due milioni di vetture immatricolate (mentre la produzione stagna a 400 mila), Monti replica: «In un periodo di grave emergenza non si può largheggiare con sostegni finanziari e fiscali». In un rush finale al cardiopalma, Monti si prepara a incassare il via libera ad alcuni dei provvedimenti messi in cantiere per far ripartire il Paese: ieri è arrivato il via libera della Camera alla proposta di legge sul pareggio di bilancio, mentre il decreto Sviluppo – che sembrava destinato a diventare un maxi-emendamento alla legge di Stabilità – è in votazione alla Camera, blindato dalla fiducia. La maratona per il ddl Stabilità, invece, si concluderà la prossima settimana al Senato con l'approvazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA