Il nostro obiettivo è lo sviluppo umano ad Ayamé
Ad Ayamé i bambini non mangiano il cioccolato. Eppure la Costa d'Avorio è il massimo produttore di cacao a livello internazionale con una quota di mercato superiore al 40 per cento. Il cioccolato (anche la nostra Nutella) si trova nei supermercati di Abidjan, ma viene importato soprattutto dall'Europa e venduto (sarebbe il caso di dire: rivenduto) a prezzi proibitivi, considerando la retribuzione media giornaliera di un operaio, che non supera i 3 euro. Questo paradosso è uno dei tanti esempi del sottosviluppo dell'Africa postcoloniale. Il territorio e l'ambiente vengono sfruttati per ricavare materie prime o beni alimentari destinati al resto del mondo, dove vengono trasformati e confezionati con un valore aggiunto enorme. Non è solo una questione di evidente disequilibrio economico. Il fenomeno ha conseguenze negative anche sul terreno sociale e sulla percezione collettiva del rapporto tra comunità e territorio, nel senso che questo è vissuto soprattutto come fonte di reddito (minimo) e non come risorsa essenziale da curare, salvaguardare, sviluppare in una prospettiva di medio-lungo periodo e di migliore convivenza. Insomma, il territorio viene considerato più che come luogo di vita propria, come mezzo per produrre beni per gli altri che forniscono denaro. Questo riflesso, così distorto, si riproduce molto spesso nella cooperazione che non viene intesa quale rapporto paritario allo scopo di individuare concordemente interessi e progetti comuni che possano elevare le condizioni di vita di quanti si trovano in situazione di disagio e di sofferenza, al di fuori delle zone di benessere. Il rischio è che i cooperanti siano visti semplicemente come donatori o prestatori, sia pur graditi, di strutture e di servizi che le comunità beneficiarie non sentono come loro, ma come esterne. La conseguenza è, ad esempio, una certa insensibilità per i problemi e le attività di manutenzione delle dotazioni "trasferite" dall'estero e la convinzione che un simile compito spetti solo ai donatori. Così pure, non sempre risulta evidente che gli incentivi erogati a medici, infermieri, personale tecnico non sono solo finalizzati a migliorare la loro situazione economica talora assai precaria, bensì soprattutto a un efficiente incremento e rendimento dei servizi resi alla popolazione più povera. E' con questa consapevolezza che l'Agenzia n. 1 di Pavia per Ayamé, dopo 22 anni di investimenti in opere assai ingenti, dirette a potenziare l'ospedale locale, ristrutturare (o costruire ex novo) altri presidi sanitari nei villaggi circostanti, realizzare un magnifico asilo nido (la Pouponnière), risanare la rete fognaria di Ayamé…, cercherà di indirizzare il proprio impegno e le proprie risorse soprattutto alla formazione di medici, infermieri, tecnici perché siano sempre più in grado di operare con uno spirito comunitario e di riappropriarsi responsabilmente ed efficacemente del loro territorio. Sono questi i temi che verranno affrontati nell'annuale assemblea della nostra Ong, domani sera, 12 dicembre, alle 21 in Collegio Ghislieri, secondo tradizione. *presidente Agenzia n. 1 per Ayamè