Quel reddito era «falso» Tolta la casa popolare

di Anna Mangiarotti wVIGEVANO «Ci hanno definiti razzisti, perché non volevamo assegnare l'alloggio popolare a un immigrato tunisino che non poteva dimostrare come vive, pur dichiarando reddito quasi zero. Ma il Tar ci ha dato ragione». Parla il vicesindaco Andrea Ceffa (Lega Nord): il tribunale amministrativo regionale ha rigettato il ricorso dell'immigrato 41enne, che comunque può ancora appellarsi al Consiglio di Stato. Presupposto della vicenda, una delibera di giunta che precisava –nell'ambito dei criteri per l'assegnazione di case popolari – la necessità di documentare lo stato di indigenza, pena la cancellazione dalle graduatorie. «Uno sbarramento contro chi dichiara un reddito zero, e invece lavora in nero o ha altre entrate», spiegava Ceffa. Quando l'immigrato ha presentato il ricorso perché riteneva l'atto «illegittimo e anticostituzionale», in quanto andava contro il principio di eguaglianza, il Tar aveva sospeso il provvedimento del Comune come "atto discriminatorio". Ma la decisione nel merito è stata poi di segno opposto. Il tunisino viveva a Vigevano con moglie e figlia. Poi, alle difficoltà di trovare un lavoro si era aggiunta la perdita dell'alloggio che aveva. Quindi ha fatto richiesta di una casa popolare. Per mancanza di documentazione, il Comune lo ha escluso dalla graduatoria, dove era stato reinserito dopo la sospensiva. La casa gli è stata assegnata, «ma adesso dovrà lasciarla libera», dice il vicesindaco Ceffa. Fatta salva però la possibilità di ricorrere al consiglio di Stato contro la sentenza del Tar. «Una decisione che farò scuola –commenta il vicesindaco - nella lotta contro i furbi, italiani o stranieri che siano». ©RIPRODUZIONE RISERVATA