Salice, bruciano l'auto del gioielliere

di Paolo Fizzarotti wSALICE TERME Ormai è una vera persecuzione a base di fuoco e fiamme. Sabato notte la famiglia di Biagio Carbone ha subito l'ennesimo attentato incendiario in meno di un anno: sei episodi. Carbone ha 44 anni ed è il titolare, insieme alla moglie Tania Pacco, del negozio «Re Mida preziosi e bijoux» in piazza Cornaggia a Rivanazzano. Un accanimento del genere sarebbe comprensibile in un contesto di malavita organizzata e di racket delle estorsioni: invece i due imprenditori hanno sempre negato di avere mai ricevuto minacce di tipo estorsivo o comunque richieste di denaro. Sul caso sta indagando la polizia del commissariato di Voghera. Sabato, poco prima delle 22.30, gli incendiari hanno raggiunto la casa della famiglia Carbone, in via Ibiscus 52 a Salice Terme. Sono scesi nel parcheggio interrato dell'edificio e hanno subito localizzato l'automobile di Carbone: una Renault Modus che era parcheggiata nel corridoio della rimessa. I vandali hanno cosparso l'auto di liquido incendiario e poi le hanno dato fuoco. L'incendio è divampato in pochi secondi. Le fiamme hanno distrutto completamente la Renault. E' scoppiato il serbatoio e una colonna di fumo denso e nero (provocato dalle parti in gomma della macchina) ha invaso le scale della palazzina. In breve nelle abitazioni circostanti l'aria è diventata irrespirabile e gli inquilini hanno dovuto uscire in strada nella notte. Nessuno però è rimasto intossicato o ferito. I vigili del fuoco di Voghera sono intervenuti e hanno spento l'incendio; poche ore dopo gli inqulini hanno potuto rientrare nelle loro abitazioni. Sul posto, visti i precedenti, è intervenuta anche una volante della polizia, per le indagini. Il primo attentato era stato messo a segno lo scorso 20 febbraio ai danni della gioielleria di Rivanazzano. Due individui avevano tentato di scassinare la saracinesca del negozio. Non riuscendoci, avevano poi versato abbondante liquido infiammabile sulla vetrina, la stessa saracinesca e l'anti-negozio, provocando ingenti danni. Sulle prime si era pensato che l'incendio fosse stato proprio una ritorsione dei ladri per il fatto che non erano riusciti a rubare. Poi, con il verificarsi di altri incendi dolosi ai danni dell'abitazione di Carbone in via Ibiscus, si era capito che lo scopo dei vandali era stato proprio l'incendio. Nel corso dei mesi successivi sono state date fuoco altre volte le auto della famiglia, parcheggiate davanti a casa in via Ibiscus: in particolare quella di Tania Pacco. Nel luglio scorso gli incendiari erano tornati all'attacco a Rivanazzano, e avevano dato nuovamente fuoco alla vetrina e all'ingresso della gioielleria. «Lavoriamo qui da 14 anni - aveva detto Tania Pacco - e non abbiamo mai avuto problemi con nessuno. Davvero non sappiamo più cosa pensare». La polizia di Alessandria alcuni mesi fa ha arrestato quattro albanesi, che facevano parte di una banda di rapinatori. Li avevano anche accusati di essere i due che avevano appiccato il fuoco alla gioielleria, il 20 febbraio: se erano stati loro, evidentemente avevano dei complici che stanno proseguendo il "lavoro". @paolofizzarotti ©RIPRODUZIONE RISERVATA