«Un tutore per mio marito schiavo dell'azzardo»
PAVIA «Ho chiesto di interdire mio marito. E' l'unico modo per liberarlo dalla schiavitù del gioco, che gli ha fatto perdere tutto quello che aveva. Il lavoro, il negozio e anche la famiglia. Ci stiamo separando». L'incubo di Anna, una donna di 50 anni che vive in un paese a pochi chilometri da Pavia, dura da tempo. E' per questo, alla fine, ha deciso di chiedere aiuto a Simone Feder, della Casa del giovane. Quando è cominciato questo inferno? «Almeno 15 anni fa, ma la situazione si è aggravata negli ultimi anni. Avevamo un negozio vicino a una tabaccheria e quindi per mio marito la possibilità di giocare è sempre stata a portata a di mano. Ma anche adesso la situazione non è cambiata». Quanti soldi spende al giorno? «Fino a qualche tempo fa arrivava a spendere anche 200 o 300 euro. Oggi abbiamo perso tutto. Vivo in affitto nella casa che eravamo riusciti a comprare con tanti sacrifici. Mio marito aveva accumulato grossi debiti con le banche: diceva che erano per il lavoro e solo molto tardi ho capito che non era così. Per colpa del gioco si è rovinato anche il nostro rapporto, è venuta meno la fiducia che avevo in lui. Ho avuto un esaurimento nervoso». La perdita della casa e del lavoro lo ha convinto a non giocare più? «No, lui continua a giocare. Solo che ha perso tutto, non ha più soldi ad eccezione di una piccola pensione. La mia paura è proprio che mio marito possa finire nelle mani di persone sbagliate, che possa firmare qualche documento e farsi altri debiti che non riuscirebbe a pagare. Per questo ho pensato di rivolgermi al giudice. Chiederò che a mio marito venga affidato un tutore». Cosa significa avere accanto un familiare malato di gioco? «Il primo ostacolo da superare è il rifiuto di queste persone a farsi aiutare. Non riconoscono di avere un problema. Nel mio caso ho dovuto mettere mio marito alle strette. Ma le difficoltà, ancora oggi, sono enormi». Le famiglie sono abbandonate? «Le famiglie sono spaesate. Spesso prevale la vergogna, perché c'è anche un problema di dignità. Ma oggi ci sono molte più possibilità per avere aiuto. Io mi sono convinta quando ho visto in televisione la testimonianza di un ragazzo che raccontava la sua sofferenza. Mi sono resa conto che mio marito era malato e che bisognava fare qualcosa». (m. fio.)