La vocazione di Giovanni e la generosità di Siro

Il Vangelo di questa seconda domenica di Avvento colloca la vocazione profetica di Giovanni Battista in un quadro cronologico estremamente preciso, corrispondente all'anno 28 dopo Cristo del nostro calendario. In quest'anno, non solo "la parola di Dio scese su Giovanni", come dice l'evangelista, ma inizia anche la vita pubblica di Gesù, la sua predicazione e l'annuncio del Vangelo. Con l'esattezza del cronista Luca ci vuol dire che questi eventi non si svolgono in un tempo mitico e fantasioso, ma sono collocati in un contesto storico facilmente identificabile. Gesù è la salvezza di Dio che entra nella storia degli uomini e ne cambia le sorti. E vi entra concretamente, in modo tangibile! Tutto il tempo che ci separa dalla venuta del Dio-con-noi è un'attesa piena di aspettative, perché, come dice il profeta, "Dio ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi perenni, di colmare le valli livellando il terreno", affinché noi siamo ricondotti "con gioia alla luce della sua gloria, con la misericordia e la giustizia che vengono da lui". Tutto ci spinge a guardare lontano, come dalla cima di un colle, verso la consolazione che ci attende. Giovanni, con la radicalità dell'uomo di Dio, lo grida nel deserto: il tempo dell'attesa è finito, ora inizia il tempo del Messia-Cristo, un tempo di gioia incontenibile. Ma anche di decisioni estreme. Dio ha scelto Giovanni per essere l'uomo della transizione, per condurre il popolo verso i tempi nuovi, dove non ci sarà più posto per tiepidezze e mezze misure, per compromessi e tentennamenti. Ora dobbiamo raddrizzare la strada per il Dio-che-viene, riempire i burroni e spianare i monti per preparare la sua venuta. Dobbiamo raddrizzare i torti perpetrati contro i poveri e gli afflitti, riempire i burroni scavati dall'odio e dalle guerre, spianare le montagne dell'egoismo, che ci chiudono la vista alle mani che si tendono verso di noi. Solo allora, finalmente, "ogni uomo vedrà la salvezza di Dio". In questa seconda domenica di Avvento celebriamo anche la memoria di san Siro, il santo patrono della nostra città. Secondo una pia leggenda egli fu il giovinetto che diede a Gesù i cinque pani e due pesci per la moltiplicazione. Lasciamo agli storici le dotte dissertazioni sulla fondatezza di questa leggenda. Però sembra che a Gesù mancassero proprio quei pochi pani e pesci per operare il miracolo e sfamare la grande folla che era accorsa ad ascoltarlo. Forse anche oggi Gesù ha bisogno di un ragazzino generoso, che si alzi a donare il poco che ha per sfamare la folla. Affinché si ripeta il miracolo e possiamo colmare il bisogno di chi non ha niente. * docente di religione ist. Bordoni Pavia