Senza Titolo
di Gabriele Rizzardi wROMA Mario Monti si dimetterà un minuto dopo l'approvazione della Legge di Stabilità. Deciso a non fare il bersaglio della campagna elettorale del Pdl e con un Pd che non intende lasciare campo libero a Berlusconi, il Professore gioca d'anticipo e fa sapere che «non ritiene possibile l'ulteriore espletamento del suo mandato». Il colpo di scena si consuma al Quirinale, dove Monti e Napolitano parlano per più di due ore e alla fine decidono di aprire la crisi senza un voto di sfiducia. E se il governo che ha fatto riacquistare credibilità all'Italia è costretto a fare un passo indietro, la colpa è del Pdl. «La dichiarazione resa in Parlamento dal segreatario del Pdl, Angelino Alfano, costituisce, nella sostanza, un giudizio di categorica sfiducia nei confronti del governo e della sua linea di azione» si legge nel comunicato del Quirinale. Cosa accdrà adesso? Monti accerterà «quanto prima» se le forze politiche «che non intendono assumersi la responsabilità di provocare l'esercizio provvisorio, con gravi conseguenze a livello europeo, siano pronte a concorrere in tempi brevi all'approvazione delle leggi di stabilità e bilancio». Subito dopo presenterà le dimissioni. La mossa del Professore è apprezzata da Pier Luigi Bersani: «Un atto di dignità che rispettiamo profondamente, pronti a votare la Legge di Stabilità». «Le dimissioni sono il primo risultato ottenuto da Berlusconi», gongola Daniela Santanché. «Bene Monti che non vuole galleggiare», il giudizio di Pierferdinando Casini. Prima di salire al Quirinale, Monti da Cannes aveva fatto capire chiaramente che l'addio del Pdl alla maggioranza e il ritorno di Berlusconi in campo può creare più di un problema non solo al governo ma anche alla credibilità riconquistata dall'Italia dopo un anno di sacrifici. «Bisogna evitare che l'Italia ricada nella situazione precedente quando, prima di questo governo, ha rischiato di essere il detonatore che poveva far saltare l'Eurozona», spiega il premier, che definisce un elemento politicamente «molto importante» il ritiro della fiduicia da parte del Pdl e, nello stesso momento in cui Berlusconi a Milanello annuciava che lui è sceso in campo «per vincere», ammette che anche in Italia c'è una pericolosa deriva populista. Le parole del Professore sembrano dirette a Berlusconi ma anche a Grillo, che ovviamente non vengono mai nominati. «Anche in Italia, il populismo è un fenomeno molto diffuso con la tendenza a nascondere la complessità dei problemi ai cittadini facendo leva sui loro interessi immediati. Purtroppo questa scorciatoia verso la ricerca del consenso anche attraverso promesse illusiorie è un fenomeno che in molti paesi europei sta caratterizzando la vita politica» spiega il premier, che questa volta non risparmia frecciate per il Cavaliere e assicura che gli italiani saranno ripagati dei sacrifici loro richiesti da una lotta all'evasione fiscale che sarà incisiva: «Bisogna ssumere la psicologia del guerriero senza ricorrere a leggi eccezionali». La situazione, insomma, non è proprio pacifica ma Monti ostenta sicurezza, nega di essere preoccupato per quanto sta avvenendo in Italia e assicura che la crisi è gestibile: «Mi sembra una situazione gestibile nella normalità della vita democratica di un paese. L'Italia in un anno è uscita da una crisi sestremamente grave e ha fatto riforme che nessun partito da solo poteva fare a che sono state possibili grazie al disarmo delle forze politiche. L'Italia è uscita da una situazione grave con una strana grande coalizione». E su questo punto, il premier rivendica il merito di aver fatto dialogare forze politiche come il Pd e il Pdl. Ma desso tutto è cambiato. La campagna elettorale è in pieno svolgimento e Berlusconi, che fino a poco tempo fa voleva ripararsi sotto l'ombrello del Professore, adesso è diventato il suo primo nemico. E la "novità" preoccupa soprattutto Pier Luigi Bersani, che non ha nessuna intenzione di portarsi sulle spalle la campgna elettorale del Cavaliere, che proprio ieri ha detto sì alla data del 10 marzo per le elezioni politiche. Ad avere più di un dubbio, invece, erano gli esponenti del Pd che temono due mesi di guerriglia parlamentare (il Pdl ha deciso di presentare mercoledì prossimo la pregiudiziale di costituzionalità sul decreto di riordino delle Province, come chiedeva la Lega) e vorrebbero andare al voto prima del 10 marzo. Il mondo politico è in fibrillazione e il puzzle delle alleanze è sempre più complicato. Se Pdl e Lega potrebbero presto ritrovarsi uniti contro Monti, l'euro e le tasse, al centro è il caos. E chi puntava sulla discesa in campo di Luca Cordero di Montezemolo dovrà a cambiare strategia e cavallo. Il patron della Ferrari si appresta a gettare la spugna: «Con il ritorno in campo di Silvio Berlusconi e un centrosinistra sempre più schiacciato su posiziioni radicali, senza un impegno in prima persona di Mario Monti sarà difficile esserci...». ©RIPRODUZIONE RISERVATA