«Il dottorato di ricerca è il passaporto per il lavoro»
PAVIA «Il dottorato di ricerca oggi non va più visto come un mezzo per aprire le porte della carriera accademica, ma come un passaporto per il mondo del lavoro fuori dagli atenei, per percorsi da manager in vari ambiti professionali». Guglielmina Nadia Ranzani, direttore della scuola di alta formazione dottorale di Pavia, spiega cosa vuol dire oggi possedere un dottorato di ricerca. Ieri mattina, nell'aula Magna, si è svolta la cerimonia di inaugurazione dei corsi di dottorato, per l'anno accademico 2012/13. «Nonostante le tante difficoltà di questo momento storico, Italia fanalino di coda per gli investimenti – ha detto il rettore Angiolino Stella – noi progettiamo sempre una formazione di alto livello». «Abbiamo circa 200 nuove immatricolazioni ogni anno» aggiunge la professoressa Ranzani. Seicento gli studenti che frequentano i 26 corsi che l'università mette a disposizione, dalle aree umanistiche, giuridiche e sociali fino alle materie scientifiche come ingegneria e medicina. Una grande eterogeneità di proposte che evidenzia il carattere multidisciplinare dell'ateneo, che guarda sempre più verso l'estero, come testimoniano i sei corsi di laurea in lingua inglese, i 18 percorsi di dottorato che hanno una cotutela internazionale e le molte partecipazioni a progetti di ricerca con enti di tutto il mondo. «Abbiamo 59 dottorandi stranieri, che rappresentano il 10% degli studenti – aggiunge il rettore –. Siamo sopra la media nazionale e notiamo una crescita». «Nel laboratorio di genetica e biologia molecolare mi trovo molto bene – dichiara Luis Miguel Guaman, studente ecuadoregno –. Sono al secondo anno di un'esperienza meravigliosa». Ieri sono stati consegnati anche i diplomi per i dottorandi che hanno concluso il loro percorso lo scorso anno (120 in sala su i 200 totali). «Un'esperienza positiva – dice Elisa Altobelli – Peccato che nel nostro Paese la ricerca non riceva l'interesse che merita». Alessandro Montagna