Robbio, gli operai pronti a occupare il consiglio comunale

ROBBIO I 120 cassaintegrati della Cablelettra sono pronti ad occupare pacificamente, martedì prossimo, la sala del consiglio comunale. Un gesto dimostrativo, accompagnato dal volantinaggio sempre martedì prossimo durante il mercato settimanale di Robbio, per mettere sotto la lente di ingrandimento la situazione in cui versano gli ex lavoratori dell'azienda di via Mattei. «Non ci sono ancora i soldi della cassa integrazione di ottobre e novembre - spiega il sindacalista della Fiom Cgil Massimiliano Preti - nonostante sia stato deciso il rinnovo di quest'ammortizzatore sociale fino al marzo 2013. Nel 2012 gli ex lavoratori della Cablelettra hanno avuto ritardi di 6 mensilità di cassa integrazione su 11». Una situazione che sta mettendo agitazione e tensione tra gli ex operai che fino al 2008 hanno prodotto fili per il cablaggio interno delle auto del gruppo Fiat. Poi la crisi del settore auto e la conseguente riduzione di lavoro alla Cablelettra (multinazionale con stabilimenti anche in Cina, Brasile, Polonia e Tunisia): prima i tagli all'organico, poi, visto l'aggravarsi della situazione e i conti sempre più in rosso, la nomina di un commissario straordinario dal tribunale di Vigevano. Dal 2009 l'azienda è passata dalla famiglia del fondatore Carmelo Patti sotto la gestione del commissario Vincenzo Sanasi D'Arpe. Nel 2011 la cessione, per 61 milioni, degli appalti della Cablelettra al gruppo giapponese Yazaki. Una settantina di lavoratori robbiesi, soprattutto impiegati e tecnici, sono stati riassunti da Yazaki e trasferiti nella sede di Grugliasco. Per 120 però non resta che la cassaintegrazione in attesa del licenziamento definitivo il prossimo anno: «Quello che spaventa molti di noi, più che i ritardi nel pagamento delle mensilità di cassa che poi comunque arriveranno anche se ora rischiamo un Natale senza soldi - spiega Paolo Nobili, uno dei rappresentanti dei cassaintegrati - è la mancanza di prospettive lavorative. In due anni quasi nessuno, se non casi sporadici che si contano sul palmo di una mano, ha trovato altre occupazioni. E non siamo gli unici in Italia in questa situazione: il governo dovrà fare qualcosa». Sandro Barberis