L'appello di una madre contro norme salva Ilva

ROMA «Avevo davvero riposto in lei la mia fiducia, credevo che fosse una persona per bene, che difendesse la nostra Costituzione. Credevo che quei valori, di cui tanto parla, fossero davvero radicati in lei e fossero il punto di riferimento per ogni sua azione, per ogni sua decisione. Credevo che avrebbe scelto la vita e non la morte. E invece ha firmato la nostra condanna». È l'inizio di una lettera che una mamma di Taranto, Tonia Marsella, ha inviato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo la firma del decreto legge sull'Ilva che consente allo stabilimento siderurgico di continuare la produzione nonostante il sequestro della magistratura. «Venga qui - prosegue la lettera - venga a visitare i nostri bambini devastati dal cancro (e non solo), li guardi negli occhi e sostenga il loro sguardo, se ci riesce, gli spieghi perchè lo Stato ha preferito dare loro in pasto al mostro, quel mostro che ha distrutto il nostro mare, violentato la nostra terra, insozzato il nostro cielo». L'Aula della Camera esaminerà il decreto nella seconda metà di dicembre e intanto i legali dell'azienda hanno depositato alla Procura di Taranto una istanza con la quale chiedono l'esecuzione di quanto contenuto nel provvedimento consentendo all'azienda di rientrare in possesso degli impianti sequestrati. «Mi interessa far ripartire l'azione di risanamento e mi auguro che nessuno si opponga a questo obiettivo che è sempre più urgente» ha dichiarato ieri il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, interpellato in merito a un'eventuale azione della magistratura. «Io sto alla legge quella che è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale che va rispettata. Se poi qualcuno non la rispetta non è una questione di cui devo occuparmi io».