«Progetto Casale», Broni si divide

La sua firma sulla petizione, presentata dal gruppo "Broni contro l'amianto", è la seconda, dopo quella del presidente Daniele Bosone. Il sindaco di Broni Luigi Paroni (nella foto) si è impegnato a valutare le proposte, emerse durante l'incontro di sabato scorso, e darà il suo giudizio solo dopo un adeguato approfondimento in merito: «L'iniziativa - afferma il primo cittadino - è sicuramente interessante, però necessita di un approfondimento serio, da svolgere sia sul piano tecnico che sul piano giuridico. Per questo, al momento, non posso esprimermi nel merito, se non dire, appunto, che l'Amministrazione terrà conto di questa iniziativa. Terremo sicuramente informati i cittadini, solo quando avremo avuto modo di approfondire con estremo rigore tutti gli aspetti della questione, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche sanitario ed ambientale». BRONI «Siamo orgogliosi di aver lanciato questa idea, un atto coraggioso e di onestà nel chiedere allo Stato di poter tenerci i soldi per ultimare la bonifica. Abbiamo raccolto già tantissime adesioni». A parlare sono i responsabili del gruppo Facebook "Broni contro l'amianto" autori della petizione-colpo di scena dell'incontro pubblico di sabato scorso a Villa Nuova Italia. La petizione, che propone di stoccare l'amianto di Broni direttamente all'interno dell'area Fibronit, sull'esperienza di Casale Monferrato, e, inoltre, chiede allo Stato la possibilità di trattenere le imposte dei bronesi per continuare la messa in sicurezza, ha suscitato molti pareri contrastanti, ma ha centrato la sua funzione di provocazione verso le istituzioni. L'appello ha raccolto, per ora, le prime firme del presidente della Provincia, Daniele Bosone, e del sindaco di Broni Luigi Paroni, ma nei prossimi giorni saranno organizzati dei presidi per far firmare la cittadinanza. Il parroco don Mario Bonati per il momento prende tempo e attende di verificare meglio la proposta prima di prendere posizione. «Nessuna proposta è da rigettare senza prima averla analizzata - afferma l'assessore all'Ecologia e Ambiente, Mario Fugazza - si tratta di vedere se queste idee sono fattibili sia dal punto di vista tecnico che economico». Soddisfatta la minoranza consiliare, da tempo favorevole allo stoccaggio nella Fibronit: «Già in tempi non sospetti avevamo fatto questa proposta - afferma l'esponente leghista Emilio Bosini - siamo d'accordo anche sul trattenimento delle imposte, con un rigoroso controllo della spesa». Dello stesso avviso il segretario del Carroccio, Vittorio Braga, che nei giorni scorsi aveva chiesto ai bronesi di risollevare la testa su questa vicenda: «Con me si sfonda una porta aperta, già da quando ero consigliere comunale avevo proposto questa forma di provocazione verso lo Stato centrale. Per quanto riguarda lo stoccaggio dell'amianto sono d'accordo, purchè sia solo l'amianto di Broni». Sul fronte delle associazioni ambientaliste si registra una certa approvazione della proposta: «Un'importante iniziativa nata dal basso - sostiene Renato Bertoglio di Legambiente - che cerca di affrontate un problema che le istituzioni non sono ancora riusciti ad affrontare. Tutte le associazioni sono d'accordo con la soluzione di Casale, a patto che sia coinvolta la popolazione». Tutte le associazioni, eccetto Avani, che anche in questa occasione ha rimarcato la sua distanza: «E' un'azione sbagliata che ricadrà sui nostri figli e sulle giovani generazioni», ribadisce Silvio Mingrino. Sostanzialmente d'accordo con la petizione anche Gilberto Pacchiarotti del Wwf: «Dal punto di vista pratico, però, credo che l'area possa accogliere solo l'amianto della Fibronit, lascerei stare i tetti delle abitazioni». Tra l'altro, secondo Pacchiarotti, degli studi sul sottosuolo dell'area sono stati fatti al tempo del sindaco Troysi, ma non sono mai stati mostrati. Più tiepide le reazioni dei familiari delle vittime: «Secondo me non serve a nulla scavare ancora e sollevare altro amianto», afferma Adriana Margaritu, che ha perso il marito per il mesotelioma; d'accordo anche Luigino Andreoli, che nella Fibronit ha lavorato per quarant'anni. «Se devo scegliere il male minore - afferma invece Enrico Dellavalle - allora va bene anche interrarlo nell'area». Parzialmente d'accordo Bianca Truffi, cugina di Daniele Rovati, l'ultima vittima dell'amianto killer: «Vorrei che mi spiegassero bene quali rischi ci sarebbero. Per le tasse invece sono favorevolissima». Ora si tratterà di vedere se queste proposte si potranno concretizzare in realtà. Intanto, però, sembra che, finalmente, qualcosa nei bronesi si sia mosso. Oliviero Maggi