Un mese per salvare reparto maternità

di Marianna Bruschi wPAVIA Un mese per evitare la chiusura del reparto maternità della Città di Pavia. Trenta giorni che la Regione ha chiesto alla proprietà per valutare l'impatto della chiusura sulla città. E per rispondere alla domanda: il San Matteo con circa 1600 parti all'anno è in grado di assorbirne altri 400? Ieri all'incontro in Regione c'erano l'assessore alla sanità Mario Melazzini, il sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo, il presidente della Provincia Daniele Bosone, i consiglieri regionali Angelo Ciocca e Vittorio Pesato. I sindacati, il direttore generale dell'Asl Alessandro Mauri. E l'amministratore delegato della Città di Pavia, Mancano. Posizioni dure. Melazzini ha chiesto tempo. «Voi siete privati ma fate parte del sistema sanitario nazionale e dovete fare l'interesse del pubblico», ha sottolineato. «Chiudendo la sala parto della Città di Pavia resta solo il San Matteo e bisogna capire se la struttura è adeguata a un carico maggiore – spiega il sindaco Cattaneo – Il privato dice di non avere i numeri per tenere aperta la struttura, confrontandoli con quelli di Vigevano, ma su un tema delicato come quello delle nascite è doverosa la pianificazione. Non ci dobbiamo trovare nemmeno con una mamma con le doglie che non trova posto al San Matteo ed è costretta ad andare a Vigevano». La Regione ha dato mandato al direttore generale dell'Asl Mauri di preparare un dossier per capire quali ripercussioni avrà la chiusura del reparto sul servizio sanitario di Pavia. La chiusura era fissara per il 15 dicembre. Ma la Regione ha chiesto almeno un mese. «E nei prossimi giorni sarà convocato un tavolo come avevamo chiesto – aggiunge il presidente della Provincia Bosone – Non si può chiudere una struttura senza concordarlo. Si deve arrivare a una convenzione con il San Matteo per vedere come un unicum le due strutture». «Non si possono dare rassicurazioni forfettarie – dice il consigliere Pesato – queste situazioni vanno affrontate una alla volta in maniera sinergica, perché la sanità è il tesoretto della nostra provincia». E ci sono i dipendenti che aspettano risposte: due dei 4 medici non hanno più un contratto, gli altri saranno trasferiti a Vigevano insieme alle ostetriche, mentre gli operatori sanitarie saranno trasferiti in Rianimazione. «Non si può interrompere un servizio nascite finanziato dal sistema nazionale – ribadisce il consigliere regionale Ciocca – alla richiesta di un mese di tempo per verificare l'impatto in città loro hanno risposto che ci penseranno». Ma quello di Melazzini era molto più di un invito. @MariannaBruschi ©RIPRODUZIONE RISERVATA