Lacrime e rabbia ai funerali dell'operaio
Rabbia e disperazione ieri ai funerali (foto) di Francesco Zaccaria, l'operaio dell'Ilva di 29 anni morto a causa di una tromba d'aria che si è abbattuta su Taranto, colpendo lo stabilimento. La funzione religiosa è stata officiata dall'arcivescovo, Filippo Santoro, in una chiesa stracolma di gente , nella frazione di Talsano, dove risiedeva la vittima. È stato il direttore dello stabilimento di Taranto, Adolfo Buffo, a rappresentare l'azienda ai funerali mentre il sindaco di Taranto ha proclamato il lutto cittadino invitando a «spegnere le luci di Natale». «Oltre l'emergenza ambientale, sanitaria e lavorativa ci ha travolto anche l'emergenza del tornado. Tutto sembra cospirare per distruggere la nostra speranza» ha sottolineato durante l'omelia l'arcivescovo ricordando anche Claudio Marsella, l'altro lavoratore dell'Ilva che ha perso la vita in un incidente sul lavoro il 30 ottobre scorso. «Diciamolo chiaramente: la nostra città - ha osservato ancora il presule - è divisa, lacerata. Tra chi sostiene il lavoro e la continuità della produzione e chi sostiene la causa della salute e chi si defila nelle teorie e nell'indifferenza perchè la cosa non lo tocca. Il sacrificio di Claudio e di Francesco non sono stati vani». Francesco Zaccaria mercoledì scorso era al lavoro su una delle gru dell'area portuale dell'Ilva quando il vento, che soffiava a oltre duecento chilometri l'ora, ha letteralmente sdradicato la cabina di guida e l'ha scaraventata in mare circa trenta metri di profondità. La Procura ha aperto un'inchiesta sulla morte del giovane operaio ma al momento non c'è alcuna ipotesi di reato.