Sallusti, evasione dopo l'arresto

di Natalia Andreani wROMA Arresto, evasione, riarresto, processo per direttissima, nuovo trasferimento ai domiciliari. Giornata complicata quella di Alessandro Sallusti, direttore del Giornale. Atto primo: in mattinata la Digos va nella sede del Giornale, dove è in corso la riunione di redazione, per accompagnare agli arresti domiciliari il direttore condannato a 14 mesi di reclusione, in via definitiva, per un cumulo di diffamazioni a mezzo stampa. Che Alessandro Sallusti fosse pronto a battersi per non andare ai domiciliari, ma in carcere era assodato. Tant'è che i suoi stessi legali non avevano presentato istanza di misure alternative entro i 30 giorni previsti dalla legge. Un'intenzione ribadita ieri mattina, dopo una nottata passata in redazione, con un messaggio postato su Twitter: «Voi non violate la sede del giornale e io mi consegno a San Vittore, poi fate quel che volete». Ma la polizia giudiziaria, che ancora non twitta, si è presentata proprio nell'ufficio del direttore provocando un pandemonio. E lui - che poco prima aveva detto ai suoi: «La prossima riunione la faccio da evaso» - non ci ha pensato sopra. E qui il secondo atto. Sallusti si lascia scortare fino alla dimora indicata - quella della sua compagna Daniela Santanchè - per uscirne pochi minuti dopo, in barba agli agenti che non si sono ancora allontanati. Insomma, tecnicamente un'evasione davanti alla quale le forze dell'ordine non hanno potuto che contestare al fuggitivo il nuovo reato. Atto terzo. Sallusti viene condotto in questura e intorno alle due è trasferito al palazzo di giustizia dove compare davanti ai giudici della "direttissima". Non prima, però, che in tribunale, arrivassero i rinforzi: da Tiziana Maiolo a Vittorio Feltri passando per l'onorevole Ignazio La Russa, accorso, nei panni di avvocato, per assisterlo nell'udienza che è stata aggiornata al 6 dicembre. Al magistrato il giornalista ha spiegato di avere agito per «provocazione» - «il mio è stato un gesto simbolico, di valenza culturale», ha detto - e ha promesso di non violare più le disposizioni detentive. Il direttore del quotidiano di via Negri si è poi detto «dispiaciuto per il lavoro supplementare causato agli agenti di polizia e agli operatori giudiziari». E ha ribadito di continuare a sperare che il tribunale di sorveglianza lo ascolti perché preferirebbe scontare la pena in carcere. Il giudice ha quindi convalidato l'arresto per evasione e lo ha rispedito a casa dove Sallusti potrà comunque lavorare, telefonare, ricevere i familiari (resta anche il permesso di uscire tutti i giorni dalle 10 alle 12). Per La Russa, comunque, «il reato contestato non sussiste». «Confido in un'assoluzione», ha detto lasciando l'Aula e spiegando che «Sallusti non si è mai allontanato dagli agenti. Vengo con voi, resto con voi ha detto loro aggiungendo di voler andare a San Vittore». Ma a in prigione, senza un provvedimento della magistratura, non si entra. La sola strada perché in carcere lo accolgano, allo stato, è quella intrapresa ieri dai suoi legali che hanno depositato un'istanza in tal senso. Del resto non sarebbe la prima volta che un condannato chiede e ottiene, per le ragioni più disparate, di passare dai domiciliari a una cella: è accaduto talvolta per incompatibilità con i familiari. ©RIPRODUZIONE RISERVATA