L'Ilva riparte nonostante i sequestri

di Maria Rosa Tomasello wROMA Il gip di Taranto dice no al dissequestro degli impianti dell'area a caldo dell'Ilva, "sigillati" il 26 luglio scorso, ma per il governo il colosso dell'acciaio può continuare a produrre e a vendere sulla base dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) di ottobre che regolamenta le operazioni di bonifica e che da ieri è legge. «La decisione del gip? In quel momento non esisteva il decreto» commenta il premier Mario Monti al termine del consiglio dei ministri di sei ore che, cinque giorni dopo il sequestro dei prodotti finiti e semilavorati che ha provocato il blocco a Taranto, vara il decreto che rappresenta l'assicurazione sul lavoro per i 7500 dipendenti a rischio dalla Puglia (5mila) fino alla Liguria. Ma per Maurizio Carbone, segretario dell'Associazione nazionale magistrati, il governo «si è assunto la grave responsabilità di vanificare le finalità preventive dei provvedimenti di sequestro emessi per salvaguardare la salute di una collettività». Il rischio è il conflitto tra istituzioni: la procura di Taranto starebbe valutando l'eventualità di chiedere al gip che sia proposta eccezione di incostituzionalità al decreto o di sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Per il gip Todisco la nuova Aia non è fondata su «specifici studi» e «non si preoccupa affatto dell'attualità delle gravi conseguenze dannose per salute e ambiente»: l'attività dell'Ilva, scrive, «è tuttora altamente pericolosa». A chi parla di incostituzionalità Monti replica: ««È un decreto che salva ambiente, salute e lavoro e persegue in maniera inderogabile le finalità espresse dai provvedimenti giudiziari. Non c'è bisogno di appelli affinché non sia impugnato: il decreto ha bisogno del consenso del presidente della Repubblica, la cui stella polare è la Costituzione». Il premier è chiaro: l'Italia non può dare di sè «un'immagine di incoerenza in un sito produttivo così importante». Tirano un sospiro di sollievo i sindacati, la politica, con eccezioni a sinistra, plaude. Bisogna evitare «lo stop della filiera dell'acciaio, con un impatto sull'economia da 8-9 miliardi», ripete il ministro dello Sviluppo Corrado Passera che avverte il Gruppo Riva: «Se non fa quello che la legge prevede, vedrà il bene depauperato fino a perderne il controllo». Caposaldo del decreto è il conferimento all'Aia dello status di legge, «che obbliga l'azienda al rispetto inderogabile di procedure e tempi del risanamento», un processo che dovrà concludersi nel 2014, con un costo stimato di 3-4 miliardi di euro. La società Ilva mantiene la gestione ma, in caso di inadempienze, spiega il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, «restano le sanzioni già previste e viene introdotta la possibilità di una sanzione fino al 10% del fatturato». I provvedimenti di sequestro e confisca, dunque, «non impediscono all'azienda di procedere agli adempimenti ambientali e alla produzione e vendita» sulla base dell'Aia. A vigilare sull'applicazione del decreto sarà un garante che, assicura Monti, sarà nominato in tempi brevi dal capo dello Stato. «Una persona di indiscussa indipendenza ed esperienza» dice il sottosegretario Antonio Catricalà. «Una figura operativa» aggiunge Clini, che potrà proporre provvedimenti di amministrazione straordinaria in caso di criticità. ©RIPRODUZIONE RISERVATA