Farmaco per il Parkinson stimola il gioco d'azzardo

di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Il "bugiardino" che accompagna il farmaco mette in guardia da possibili alterazioni del comportamento: gioco d'azzardo patologico, shopping compulsivo. Ma i medici la considerano una reazione avversa rara. Ora però alcuni farmaci dopamino agonisti (a base di pramipexolo) usati per la cura del Parkinson e di altre sindromi come quella delle "gambe senza riposo", finiscono sul banco degli imputati. Sono sospettati di stimolare l'impulso al gioco, di liberare i freni inibitori. I casi ci sono. Il pubblico ministero della Procura di Torino Raffaele Guariniello ha aperto un'inchiesta. Ma a Pavia, il movimento No Slot, di cui fa parte anche lo psicologo Simone Feder della Casa del Giovane, questo legame l'aveva già intuito da tempo. Domani un 63enne sarà accolto in comunità in via Lomonaco (a costo zero per il sistema sanitario perché la sola dipendenza dal gioco non è ancora riconosciuta tra i livelli di assistenza), dopo essersi giocato la casa e aver prosciugato 140mila euro dal conto corrente di famiglia. Malato di Parkinson, fa uso di uno di questi farmaci. E sul Centro di ascolto di via Lomonaco confluiscono da mesi altri pazienti, vittime della ludopatia per cui Pavia vanta il triste primato nazionale di capitale del gioco d'azzardo. Una macchinetta ogni 136 abitanti. Sono disseminate ovunque: bar, sale giochi, tabaccherie, pub. Se ne trovano persino in una latteria e al distributore di benzina. In tutto fanno 520 ma crescono come funghi. Ora però emerge una nuova emergenza. Bisogna prestare attenzione ai farmaci e ai loro effetti collaterali. Che sono noti, anche se rari. «E' ormai un dato scientifico – conferma Andrea Albergati, responsabile dell'unità operativa di Riabilitazione neurologica della Città di Pavia – . L'aspetto dopamino agonista di alcuni farmaci impiegati per la cura del Parkinson può peggiorare o indurre al "gambling", la dipendenza dal gioco d'azzardo. In genere si innesta su una predisposizione o su comportamenti latenti. La terapia per questi pazienti è molto delicata, implica spesso l'uso di più farmaci e si rischiano interazioni». In provincia di Pavia sono oltre 2mila le persone malate di Parkinson ma l'incidenza del problema è fortunatamente bassa. «Il problema vero è che ci sono troppe persone che si rovinano la vita con il gioco, anche senza usare farmaci – aggiunge Claudio Pacchetti, direttore della struttura semplice della malattia di Parkinson e disordini del movimento del Mondino –. Le macchinette sono ovunque. Che alcuni farmaci possano indurre a un discontrollo degli impulsi è accertato, ma la correlazione certa con il gioco non è facile da dimostrare. E comunque riguarda una percentuale ridotta di casi».