CONNESSIONE LENTA L'ITALIA IN RITARDO

di MARIANNA BRUSCHI Si chiama Digital divide: è il divario tra chi ha accesso alle tecnologie e chi ne è escluso. Due parole contenitore. C'è divario tra chi ha uno smartphone e chi no, tra chi ha l'ultimo iPad e chi si tiene i grammi in più del primo modello. Digital divide in Italia oggi è la differenza tra chi naviga su internet velocemente, tra chi ha accesso a una linea Adsl e chi no. Definizione che ha anche un obiettivo numerico: entro il 2013 tutti in Italia dovranno navigare a una velocità di almeno due megabit al secondo. Insomma, tutti i 61 milioni di residenti dovranno arrivare ad aprire una pagina web in meno di un secondo. I dati del ministero dello Sviluppo economico dicono che circa 2,9 milioni di italiani sono esclusi da questa velocità di navigazione. E l'Istat, nel rapporto "Cittadini e nuove tecnologie" mette l'Italia al 22esimo posto tra i Paesi europei per la diffusione delle tecnologie digitali. «Mostrando un significativo ritardo con riferimento sia all'infrastrutturazione di banda larga del territorio – spiega il dossier della cassa depositi prestiti presentato in estate – sia all'utilizzo di Internet da parte degli utenti finali. Il rapporto con Internet sembra essere problematico per gli italiani, stando ai dati dell'Istat infatti il 41,7% delle famiglie dichiara di non possedere l'accesso perché non ha le competenze per usarlo. E c'è un 26,7% che lo considera inutile e non interessante. «Ci sono studi che spiegano con i numeri che gli italiani non hanno bisogno della banda larga – spiega Mario Martinelli, ordinario di Comunicazioni ottiche del Politecnico di Milano – questo perché non viene richiesta. E il digital divide della banda larga dipende dal rapporto tra domanda e offerta. Il famoso piano Socrate di Telecom Italia pensava di arrivare a mettere le fibre ottiche fino ai nodi metropolitani. Era un progetto di inizio anni Novanta, dunque prima che ci fosse il grande sviluppo di Internet. E le cose troppo in anticipo poi non servono neppure». Dunque non è solo l'Italia a essere indietro, ma anche gli italiani? Il 4,5% della popolazione è senza Adsl, il 3,7% ha una connessione sotto i due megabit per secondo. Poi c'è un 2 per cento che sulla carta dovrebbe andare come una scheggia ma per "problemi sulla linea" si assesta insieme con chi permane nel digital divide. E poi c'è un 5,2 per cento che se deve andare sul web usa la rete mobile. Smartphone e tablet saranno il futuro. Oggi il concetto di banda larga si trascina l'idea di un computer connesso con un cavo o con collegamento wireless, senza fili. Domani – e quanto questo domani sarà spostato nel futuro dipende dagli investimenti – la velocità sarà legata a sensori che metteranno in collegamento per esempio i cellulari con gli oggetti che ci circondano. Oggi con una stampante wireless possiamo mandare in stampa la foto scattata con il telefonino. Arriveremo ad aprire l'auto con lo stesso procedimento. Nel frattempo però restiamo il Paese del digital divide nel suo significato più ampio in riferimento all'accesso alle tecnologie. Nelle grandi città, Milano e Roma per prime, e poi con loro altre venti località, si arriverà a sperimentare entro marzo 2013 il 4G, ovvero la banda mobile super veloce. Quella che negli Stati Uniti è già su tutti i cartelloni pubblicitari e che in Italia è stata lanciata da Vodafone nelle ultime settimane. È l'ultima generazione di tecnologia wireless che permette di scaricare a 100 megabyte al secondo. Cosa significa? Bisogna fare un confronto con la soglia dei due megabit al secondo, al di sotto della quale siamo al baratro tecnologico. In proporzione con la nuova 4G si andrebbe a 800 megabit al secondo (1 megabyte è infatti uguale a 8 megabit), quindi con il 40 per cento di velocità in più. Questo però solo nelle grandi città. Nei piccoli comuni ancora si lotta per la connessione Adsl, e ci si scontra con un territorio non aggiornato, con i cavi che andrebbero fisicamente estesi oltre i confini delle città e che invece restano per molti un miraggio. Nel centro nord (dati Istat) il 49% della popolazione ha in qualche modo accesso a una connessione a banda larga, si scende al 37,5% nelle regioni del sud. E l'Italia come si pone rispetto all'Europa? Si parte dai 13,4 milioni di abbonamenti a internet a banda larga da rete fissa (studio della Commissione europea) in Italia contro i 27,3 della Germania, 22,7 della Francia e 19,8 del Regno Unito. Dopo di noi Spagna, Paesi Bassi, Polonia, Belgio, Romania, Svezia per restare ai primi dieci. Se guardiamo alla velocità effettiva (e non quella promessa) con cui si possono scaricare le pagine di un sito internet, programmi, immagini o video l'Italia è ultima, al primo posto la Lituania, poi Lettonia e Lussemburgo. A livello mondiale è ottantesima, perfino dopo la Libia. Dati che nello studio della Cassa depositi prestiti sulla banda larga ribadiscono quanto sia «inadeguata la diffusione, dal punto di vista delle infrastrutture, dei servizi offerti e dell'uso delle tecnologie digitali da parte di cittadini e imprese». A ulteriore dimostrazione della fragilità del Paese, l'Italia è 22esima in Europa per diffusione delle connessioni a internet nelle famiglie, ed è sotto la media europea anche considerando il numero di aziende connesse. Insomma, un disastro. @MariannaBruschi ©RIPRODUZIONE RISERVATA