I PICCOLI PAESI TENTANO L'AUTODIFESA
di MARIA ROSA TOMASELLO La tabella di marcia l'ha dettata l'Unione europea: entro il 2013 tutti dovremo essere connessi ad almeno due megabit, una velocità che nel 2020 dovrà passare a 30 megabit, con almeno il 50 per cento della popolazione collegato a Internet a 100 megabit, attraverso la banda ultra larga che oggi è disponibile solo per il 10 per cento degli utenti. L'obiettivo è il superamento del digital divide, espressione che indica non solo il divario tra chi oggi ha accesso alle tecnologie dell'informazione e chi ne è ancora escluso, ma anche tra chi può muoversi nel world wide web a una velocità efficiente e chi invece è costretto ancora ad arrancare, in un mondo in cui Internet è considerato uno strumento di democrazia, ma anche un volano per lo sviluppo economico: il 4,8% degli italiani, 2,9 milioni di persone secondo un'analisi del ministero dello Sviluppo economico, non è coperto da banda larga fissa e mobile ad almeno due megabit (digital divide assoluto), e il nostro Paese, ricorda l'Istat, è al 22° posto in Europa per diffusione delle tecnologie digitali. «Il ritardo nello sviluppo della banda larga costa all'Italia tra l'1 e l'1,5% del Prodotto interno lordo», ha avvertito nei mesi scorsi l'ex presidente dell'Agcom Corrado Calabrò, sottolineando che «senza infrastrutture a banda ultralarga i sistemi economici avanzati finiscono su un binario morto». È la sfida del futuro, non solo per le istituzioni, ma anche per i grandi operatori che si stanno sfidando a colpi di investimenti miliardari per la conquista del mercato e annunci che si susseguono su progetti e obiettivi di copertura, con un intreccio di tecnologie wireless (senza fili) e wired (su cavi) che procedono in parallelo. Con il decreto Crescita 2.0, approvato a ottobre, il governo ha finanziato la lotta al digital divide con 750 milioni: 150 milioni destinati allo sviluppo della banda larga nel centro nord nelle cosiddette aree a fallimento di mercato, mentre i restanti 600 milioni saranno destinati allo sviluppo della broadband nel mezzogiorno. «Attraverso il tema della banda larga passano i nuovi diritti di cittadinanza in un territorio per il 50 per cento montano: da un lato è legato alla competitività del Paese, penso alle piccole e medie imprese, dall'altro alla rottura dell'isolamento per le comunità locali – dice Enrico Borghi, referente montagna dell'Anci, l'associazione dei Comuni italiani – La situazione è a macchia di leopardo, non c'è stata una regia nazionale, ma ci sono casi interessanti di quello che la connettività può offrire, come il progetto Scuola appennino in Emilia Romagna o i tablet per una didattica di qualità in Friuli o alle isole Egadi, con lavagne interattive e sistemi di teleconferenza perché i ragazzi possano avere la stessa didattica dei ragazzi di città». È per l'elevato valore aggiunto sociale che, secondo Borghi, laddove il mercato rinuncia per la scarsa redditività serve la sostituzione del pubblico: «A breve annunceremo un'iniziativa a cui stiamo lavorando con il ministro per la coesione territoriale, Fabrizio Barca sulla nuova fase di programmazione dei fondi strutturali europei». Le iniziative in campo sono molte. A Verrua Savoia, centro rurale di 32 frazioni sparse tra le province di Torino e Vercelli dove gli operatori andavano a rilento, internet ad alta velocità è arrivato grazie al Politecnico di Torino che con la sperimentazione di iXem Labs ha costruito una rete wireless disponibile gratuitamente che sta dando origine a una serie di nuove iniziative, dalla domotica Dotica, per il controllo a distanza a fini di risparmio energetico degli edifici, dal Comune alle scuole, fino alla tele-sorveglianza delle case delle persone anziane in difficoltà. Il 5 novembre scorso, ad Acuto, borgo collinare in provincia di Frosinone, per il taglio del nastro della nuova rete mobile Lte (Long term evolution) di 3 Italia, si è scomodato il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera: «L'aspettativa è il recupero di competitività in un territorio che ha subito una de-industrializzazione spaventosa, ma che può mettere in campo un artigianato di buon livello e l'unico vino docg del Lazio, il Cesanese del Piglio», commenta il sindaco Augusto Agostini. «Oggi circa tremiila comuni non hanno la banda larga, strategica per superare il nanismo delle imprese italiane facendole collaborare tra loro – chiosa Roberto Liscia, presidente di Netcomm, consorzio del commercio elettronico – Ma se non riusciremo a fare un progetto di sistema tra le diverse tecnologie, fisse, mobili e satellitari, e a mettere insieme tutti i soggetti finanziari e imprenditoriali, e a superare i vincoli di natura amministrativa e normativa per le cablature e la fotografia dei tubi sottoterra, cosa mai fatta in Italia, non riusciremo a superare il ritardo che abbiamo». @mariarosatomase ©RIPRODUZIONE RISERVATA