Pdl, verso la rifondazione il 16 dicembre
di Paolo Carletti wROMA Forse anche per dare un taglio a una giornata di durissime polemiche tra esponenti di primo piano del Pdl, poco dopo le 19 di ieri il segretario Alfano è uscito allo scoperto interrompendo un imbarazzante silenzio: «Ho sentito il presidente Silvio Berlusconi e abbiamo concordato di convocare, la prossima settimana, l'ufficio di presidenza per assumere le decisioni riguardo le primarie e l'assetto migliore da presentare nella prossima campagna elettorale». Il Cavaliere, visto quanto sta accadendo in questi giorni, con il monopolio mediatico catturato dal dibattito delle primarie del Pd, e la sua vecchia creatura sulla strada della frantumazione, ha deciso di anticipare i tempi rispetto all'annunciata convention (forse proprio il 16 dicembre al posto delle primarie). Dunque, la prossima settimana metterà la pietra tombale sulle primarie, e Alfano da buon soldato farà qualche passo indietro. Berlusconi così ci metterà la faccia nella decisione, proprio come pretende l'ex ministro Giorgia Meloni, candidata alle primarie: «Si dice vogliano annullare le primarie, ma nessun organo del Pdl si è riunito. Chi vuole annullarle ci metta la faccia. Io non mi ritiro» ha avvertito ieri battagliera. Quindi, nella convention successiva, Berlusconi dovrebbe annunciare la nascita della «nuova» Forza Italia (o Forza Italiani), che di conseguenza non gli lascerebbe alternativa a una ennesima discesa in campo. Un nuovo partito con facce nuove. Questo è il progetto, e il motivo per cui nel Pdl la tensione si taglia con il coltello. L'argomento su cui azzannarsi ieri sono stati i temi etici. La miccia è stata accesa dall'ex ministro Bondi, che ha indicato negli ex An e nei cattolici ferventi del Pdl (Giovanardi, Sacconi, Quagliariello) i responsabili del mancato rinnovamento del partito. Ne è nato un bombardamento di accuse contro Bondi su regole etiche, laicismo da arginare e agenda bio-etica, che dà la misura del nervosismo che gli ex maggiorenti del Pdl non riescono più a tenere a freno. Sulle primarie gli ex ministri Gelmini e Brambilla sono intervenute per bocciarle, così come ha fatto l'ex An Matteoli, tutti rimasti stretti intorno all'ex premier. Comunque, la battaglia (se mai c'è stata) tra i fan di Alfano e delle primarie, e il nucleo storico berlusconiano, si è definitivamente risolto a favore di quest'ultimo. Resta da vedere quali ulteriori conseguenze negative causerà questo lungo black-out del Pdl in confronto alla crescita del Pd. «Ieri sera sono stato a Porta a Porta, mi dispiace molto che sia andato in scena il miglior spot per il Partito democratico» mastica amaro Maurizio Lupi. «Mentre Renzi e Bersani si confrontavano su scuola, lavoro e giovani, noi sembravamo marziani che discutevano ancora delle primarie, se farle o no, e delle discussioni tra Berlusconi e Alfano». Una sintesi perfetta del tunnel in cui si è infilato il partito. Tanto più che alcuni ex An «di peso» sono pronti a staccarsi. Un'eventualità che comunque potrebbe anche non dispiacere al Cavaliere. Intanto si rifà vivo Gianpiero Samorì, il finanziere modenese scagionato da un procedimento giudiziario per accesso abusivo al sistema informatico. Samorì voleva candidarsi alle primarie, ora pensa ad alto: «A un movimento che possa poi imparentarsi con il Pdl e che possa intercettare una serie di voti che sono fuori dal Pdl». ©RIPRODUZIONE RISERVATA