Ospedale, da dicembre a casa quindici ausiliari

VOGHERA Precari e da lunedì prossimo pure disoccupati. E' il destino non invidiabile di una quindicina di operatori ausiliari dell'ospedale di Voghera, quelli che in corsia svolgono le funzioni più umili, ma comunque insostituibili, assunti a tempo determinato dall'Azienda attraverso l'agenzia Temporary e il cui contratto scade a fine novembre. Nella loro stessa situazione vi sono quindici-venti colleghi sparsi negli altri ospedali della provincia. Ma i numeri si ampliano, dando un'idea delle dimensioni del problema, se si guarda anche alle scadenze di fine anno, quando decadrà il rapporto di lavoro con altri 140 oss, mentre nel 2013 la cifra sale a duecento (metà dei quali, all'incirca, in forza nelle strutture sanitarie vogheresi). A complicare le cose, c'è anche il fatto che la stragrande maggioranza di questi lavoratori opera all'interno dell'Azienda ospedaliera provinciale da quasi trentasei mesi, termine oltre il quale l'assunzione diventa necessariamente a tempo indeterminato e i vertici della macchina sanitaria non hanno alcuna intenzione di sobbarcarsi una mole di contratti di questo tipo. I sindacati d'altra parte premono per una soluzione che garantisca comunque la permanenza degli ausiliari nei reparti, anche per non incidere sull'efficienza e la qualità dei servizi. Un confronto è aperto sia con l'Azienda, sia con la stessa Temporary (che gestirà il lavoro interinale nella sanità pavese almeno fino al febbraio 2014). Entro Natale sarà convocata un'assemblea dei precari, nella quale discutere le eventuali proposte e i margini di una mediazione. «Abbiamo già detto un secco no all'ipotesi di una sorta di accordo in bianco che azzerasse per così dire il contatore – spiega Mauro Braghin, che segue la vertenza con Graziella Galli di Cgil e Rinaldi di Uil – L'obiettivo non può che essere quello di una conferma in blocco degli interinali almeno fino al febbraio 2014. Si tratta di lavoratori esperti, che operano negli ospedali ormai da anni e che ne rappresentano un punto di forza. Assurdo pensare di liberarsene da un giorno all'altro». Durissima Graziella Galli: «Ci sono tutte le condizioni per arrivare a una loro conferma. Il punto è che siamo di fronte a una grande ipocrisia generale, per cui da un lato c'è un sistema sanitario che deve funzionare comunque pur essendo sotto organico e con voci false di spese per il personale, dall'altro c'è un contratto di fornitura del personale nel quale deve essere previsto necessariamente un margine di ricavo per chi lo ha sottoscritto. In mezzo, a pagare, ci sono i lavoratori, che di fatto, squallidamente, rappresentano una fornitura dell'agenzia interinale all'Azienda ospedaliera, come se si trattasse di farmaci o di un'altra merce qualsiasi». (r.lo.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA