Ilva, decreto pronto Direzione occupata cresce la tensione
di Maria Rosa Tomasello wROMA Il destino dell'Ilva è nelle mani del governo. Dal pomeriggio di ieri, quando è salito al Quirinale, il premier Mario Monti ha il via libera del presidente Giorgio Napolitano al decreto che dovrà risolvere una situazione definita dal capo dello Stato «complicata» e salvare il gigante italiano della siderurgia con i suoi dodicimila dipendenti, che da Taranto a Genova protestano con occupazioni e blocchi stradali. «La chiusura è un richiamo alla realtà, inevitabile se viene sequestrato un intero reparto», sottolinea il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, annunciando che il provvedimento potrebbe essere varato entro venerdì, in modo da «riprendere il percorso tracciato dall'Autorizzazione ambientale integrata», interrotto – ripete – dalla decisione della magistratura di sequestrare la produzione degli ultimi quattro mesi: «L'obiettivo della procura è di bloccare l'attuazione dell'Aia – accusa – questo non è legale». Gli impianti – ha annunciato ieri l'azienda – resteranno chiusi fino al pronunciamento del tribunale del Riesame, al quale è stato inoltrato il ricorso contro la decisione del gip di Taranto. Fino a quella data sarà accantonata la decisione di ricorrere alla cassa integrazione annunciata nei confronti di 1942 operai dell'area a freddo. I giorni di "pausa" forzata saranno pagati a tutti i dipendenti come ferie. «La situazione è molto preoccupante, il rischio per l'ordine pubblico è notevole», ammette il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri davanti alla «messa in libertà» di cinquemila lavoratori dello stabilimento di Taranto (7500 se si considerano gli altri impianti coinvolti con effetto domino, da Genova fino a Marghera). Ma in pericolo è anche il futuro dell'industria pesante, teme il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi: «Rischiamo di uscire dal novero dei Paesi industrializzati avanzati». Domani, nel giorno in cui a Palazzo Chigi il governo incontrerà parti sociali ed enti locali, i lavoratori dell'Ilva si ritroveranno a Roma per la manifestazione nazionale di protesta, accompagnata da otto ore di sciopero, contro la chiusura degli impianti e a salvaguardia dei posti di lavoro. «La scelta dell'azienda è gravissima – dice il segretario della Cgil Susanna Camusso, ci auguriamo che domani ci siano idee e proposte per salvare l'azienda». Dopo la decisione dell'Ilva si bloccare l'attività nell'area a freddo, quella in cui gli operai si credevano al sicuro dopo il sequestro di sei settori dell'area a caldo, il 26 luglio scorso, i lavoratori sono mobilitati. Davanti alla decisione dell'azienda di disabilitare i badge ai lavoratori, ieri centinaia di persone hanno fatto pressione sugli ingressi e sono riuscite a entrare, occupando l'area della direzione, dove poi una delegazione è stata ricevuta dal direttore Adolfo Buffo: «Vi assicuro che la proprietà non vuole chiudere definitivamente, vogliamo andare avanti», ha detto il dirigente. Ma la rabbia si è rivolta anche contro i sindacati: «Ci avete svenduti per un panino». A Genova 1500 operai dell'impianto di Cornigliano hanno bloccato a lungo con mezzi pesanti il casello autostradale di Genova ovest. Mentre sono in corso accertamenti della Guardia di finanza sulla vecchia Aia (rilasciata il 4 agosto 2011), novità sul fronte dell'inchiesta: altre cinque persone risultano indagate, tra queste anche il sindaco di Taranto Ippazio Stefano e don Marco Gerardo, segretario dell'ex arcivescovo monsignor Benigno Luigi Papa: il primo per omissione di atti d'ufficio in relazioni alle prescrizione a tutela dell'ambiente, il secondo con l'ipotesi di false dichiarazioni al pm. Il direttore generale dell'Agenzia regionale per l'ambiente Giorgio Assennato, intanto, ha smentito di avere mai ricevuto pressioni dal governatore Nichi Vendola per "ammorbidire" il suo atteggiamento verso l'Ilva: «Mai pressioni, né esplicite né implicite da lui o altri dell'amministrazione». Una versione ribadita da Vendola, che ha sottolineato invece il suo impegno per l'indipendenza dell'Arpa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA