«E' arrivato qui in condizioni disperate»

CASTEL SAN GIOVANNI «C'era sangue dappertutto. Trovarsi di fronte una persona così giovane in quelle condizioni non è cosa da tutti i giorni, nemmeno per operatori abituati a dover fronteggiare qualsiasi situazione. Abbiamo provato in ogni modo a salvarlo, ma non c'era veramente nulla da fare». Descrive così Cristina Maestri, direttrice del pronto soccorso di Castel San Giovanni l'arrivo di Gianluca Serpa In ospedale. Attimi concitati e difficili quelli vissuti dai soccorritori: due infermieri un medico e un autista di ambulanze in quel momento di turno al pronto soccorso. Il ragazzo è arrivato all'1.50 nella notte tra domenica e lunedì. Ad accompagnarlo sono stati il padre e il fratello. I due hnno inchiodato di fronte al pronto soccorso, hanno aperto la porta e ha chiesto aiuto. La situazione è apparsa disperata fin dai primi attimi. Probabilmente in quel momento Gianluca era già morto. Ma il personale sanitario non ha voluto lasciare nulla di intentato. I tentativi di rianimazione sono durati una ventina di minuti. Alla fine il medico e gli infermieri si sono dovuti arrendere. «Purtroppo era evidente che per il ragazzo non ci fosse nulla da fare - commenta la dottoressa Maestri - nonostante ciò il personale ha tentato a lungo di rianimarlo. Quando ti trovi di fronte una persona così giovane provi tutte le strade, anche quando sai che ormai non resta molto da fare». La scena era terribile. Nell'auto del padre c'era sangue da tutte le parti. In quei momenti concitati tutto l'ospedale di Castel San Giovanni si è mobilitato. Oltre al personale di turno al pronto soccorso sono stati chiamati sul posto un medico rianimatore e un chirurgo che si sono precipitati e prodigati per salvare il ragazzo. Una volta constatato il decesso, la salma di Gianluca Serpa è stata custodita per qualche nei locali dell'ospedale. Nella mattinata di ieri la magistratura pavese ne ha poi disposto il trasferimento al Policlinico San Matteo, presso l'istituto di medicina legale, dove sarà eseguita l'autopsia. L'impressione tra gli operatori sanitari dell'ospedale è stata fortissima. Ieri mattina non si parlava d'altro tra le mura e le corsie del presidio ospedaliero emiliano.(a. a.)