Arresti e serrata, situazione esplosiva

di Maria Rosa Tomasello wROMA La nuova svolta nell'inchiesta sull'Ilva, che alle prime ore di ieri porta a sette arresti e al sequestro preventivo di tutta la produzione dell'acciaio degli ultimi quattro mesi, considerato dalla procura «profitto di reati», si trasforma nella peggiore delle minacce: lo spettro della chiusura per 7500 dipendenti del Gruppo Riva, un annuncio che provoca lo sciopero immediato dei dipendenti e il presidio di 500 lavoratori davanti alla portineria. Il gip decreta il carcere per Fabio Riva (irreperibile), vice presidente e figlio del patron Emilio (ai domiciliari dal 26 luglio), per Luigi Capogrosso, ex direttore del siderurgico, per Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni esterne, licenziato in agosto. Ai domiciliari, oltre a Emilio Riva, raggiunto da nuova ordinanza, Lorenzo Liberti, ex preside della facoltà di Ingegneria ambientale di Taranto, Michele Conserva, ex assessore provinciale all'Ambiente, Carmelo Dellisanti, della Promed Engineering. Le accuse (diverse per ognuno) vanno dall'associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale fino a concussione e corruzione. Dodici gli indagati: tra questi, il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante, che respinge le accuse e resta al suo posto, e il direttore generale Adolfo Buffo. Coinvolto nell'inchiesta anche il presidente della Puglia, Nichi Vendola (non indagato): sua, secondo il gip, «la regia delle pressioni sull'Arpa». L'azienda reagisce annunciando la chiusura dell'area a freddo dell'impianto di Taranto, dove sono impegnate circa cinquemila persone, e di tutti gli stabilimenti del gruppo che per le proprie attività dipendono dalle forniture di Taranto: «Il sequestro comporterà l'impossibilità di commercializzare i prodotti e quindi la cessazione di ogni attività». Per Confindustria è «accanimento giudiziario». È un effetto domino che da sud si allunga verso nord. I sindacati parlano di «catastrofe». A rischio sono gli stabilimenti di Genova (1600 lavoratori), dove c'è materiale per una sola settimana, di Novi Ligure, dove 800 persone potranno lavorare ancora per due settimane, di Racconigi (80), di Marghera (120 dipendenti) e di Patrica. L'Ilva si dice «estranea a tutte le contestazioni» e annuncia che impugnerà il sequestro, «in insanabile contrasto» con l'autorizzazione del ministero dell'Ambiente. Negli impianti la situazione è esplosiva. La Fiom invita i lavoratori in servizio «di rimanere al loro posto» e a quelli che monteranno oggi «di presentarsi regolarmente», ma i badge sono già stati disabilitati. «Questo atteggiamento ricattatorio, "andate a casa", non esiste» avverte il segretario della Fiom di Taranto Donato Stefanelli. Fim, Fiom e Uilm chiedono una convocazione immediata da parte del premier Mario Monti: «Dopo l'approvazione dell'Autorizzazione integrata ambientale, il governo dica se vuole salvaguardare un patrimonio industriale e occupazionale essenziale per il Paese» chiedono. E la convocazione arriva: giovedì a Roma. Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini teme «effetti gravissimi» e ipotizza un conflitto tra l'intervento della magistratura e l'Aia: chi chiude, dice «si assume la responsabilità di un rischio ambientale che potrebbe durare anni: vogliamo sapere se l'Ilva può realizzare gli interventi necessari per rispettare l'Aia: in caso contrario prenderemo provvedimenti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA