Fallisce l'intesa sul bilancio della Ue
di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Per l'Italia, se le cose si fossero chiuse ieri, sarebbe stato «considerevolmente meglio» che nel 2005, quando la trattativa la condusse Silvio Berlusconi. Parola di Mario Monti. Eppure niente, i leader dell'Ue non sono riusciti a trovare un accordo sul Bilancio pluriennale dell'Unione dal 2014 al 2020, le posizioni sono ancora troppo distanti, non si sono ancora create alleanze. Sull'annosa questione degli aiuti alla Grecia invece c'è concordia: lunedì la questione si sbloccherà. Si sono «annusati» i capi di Stato e di governo, in un'atmosfera, sempre parola del premier, «migliore che altre volte», ma senza accordarsi. «Ci siamo opposti a un accordo al ribasso», ha detto Monti, sostenendo però che l'intesa sarà possibile a gennaio. Le opinioni sono forti. E' lui stesso a dire che il capo del fronte dei «tagliatori», di quelli che il bilancio lo vogliono ridurre «a prescindere» senza neanche parlare di contenuti, il britannico David Cameron, «è demagogico». Non lo ha mai citato espressamente, a onor del vero, però ha anche detto che «alcuni beni pubblici conviene produrli a livello europeo e dunque non condivido chi dice che se si fanno economie a livello nazionale dunque bisogna farle anche a livello comunitario». La discussione verte attorno a 1.047 miliardi, che la Commissione europea ha proposto come finanziamento da parte degli stati all'Unione per i sette anni dal 2014 al 2020. Londra ne vorrebbe 200 di meno, anche Berlino vorrebbe ridurre, ma solo di 100. Altri vogliono tagliare ed altri, come l'Italia vorrebbero che questi soldi fossero spesi meglio. Perché la questione è che questi soldi, in larghissima parte, sono destinati a tornare agli stati direttamente o indirettamente. Solo le briciole restano alle Istituzioni, per pagare salari e servizi di una burocrazia minima, più piccola di quella della Regione Sicilia, o di uno stato come la Lituania. Il resto serve a finanziare progetti come Erasmus, o grandi infrastrutture come le autostrade, le grandi reti energetiche o la manutenzione dei beni culturali, a sostenere i lavoratori che perdono l'occupazione, o le politiche agricole degli stati. Poi ci sono i progetti europei sovranazionali, come ad esempio il sistema di navigazione satellitare europeo Galileo. Il bilancio plasma l'Unione che sarà, quanto l'integrazione andrà avanti. E costa, tutto sommato, poco: circa l'1,1% della ricchezza prodotta, ma crea un volano formidabile. Come ha spiegato Monti ieri, «è la qualità della spesa che conta», molto più della quantità. E anche l'Italia, che negli ultimi anni, in particolare dal 2007, «è stata in maniera crescente un contributore netto, ad esempio nel 2011 con 5,9 miliardi» versati in più rispetto a quelli ricevuti direttamente non chiede tagli, ma spesa più efficiente. Sull'ultima tranche di aiuti alla Grecia (44 miliardi) invece le cose ieri si sono sbloccate. «Ho parlato con la cancelliera Merkel, lunedì ci sarà l'accordo», ha detto il presidente francese Hollande lasciando Bruxelles. Che i ministri delle Finanze possano mettere la parola "fine" Merkel stessa dice di avere «grande speranza», mentre Monti è forse ancora più prudente, come nel suo stile, e dice «spero si possa mettere la parola fine». ©RIPRODUZIONE RISERVATA