Condannato a sei anni per la rapina di Pancarana

di Carlo E. Gariboldi wPANCARANA Una condanna e due patteggiamenti. Per la rapina e il sequestro di persona della pensionata di Pancarana messo a segno il 2 aprile scorso. Antonio Guardigli, 42 anni di Voghera, è stato condannato a sei anni di reclusione con il giudizio abbreviato (che consente la riduzione di un terzo della pena) , i due complici, Claudio Sbarra, 47 anni, e la moglie Vjollca Berisha, 34 anni, hanno patteggiato 3 anni e 4 mesi ciascuno riconoscendo di aver commesso il fatto. Quel giorno i tre, tutti residenti a Voghera, sono andati a Pancarana - dove sono stati inquadrati dalle telecamere del Comune - sono entrati nell'abitazione di Rosalinda Astolfi, 82 anni, in vicolo Chiuso, hanno immobilizzato la donna, l'hanno picchiata e, dopo aver rovistato per bene, se ne sono andati con un bottino cospicuo: una busta contenente oltre a 20mila euro, un sacco di gioielli e diversi buoni fruttiferi. I tre, dopo aver ben legato alla sedia la povera vittima, sono tornati a Voghera a bordo della Fiat Marea di proprietà di Sbarra . La pensionata ha dovuto urlare per 20 minuti per essere ascoltata dai vicini. Arrivati i carabinieri ha raccontato l'accaduto, specificando che uno dei rapinatori aveva il volto parzialmente travisato da una mascherina da chirurgo. I militari hanno mostrato alcune fotografie di sospettati e la donna ha riconosciuto (all'80%) Pulvirenti. Ma, oltre alle telecamere di Pancarana e altre di Voghera, i tre malviventi erano anche intercettati. I carabinieri la sera della rapina sono andati a casa dei tre e da Pulvirenti hanno trovato i buoni fruttiferi. Più che sufficiente per far scattare gli arresti. Il telefono di Pulvirenti, poi, era sotto controllo perché il figlio era sospettato per una rapina alla tabaccheria di Medassino (più tardi sarà arrestato anche lui) . Ieri, davanti al giudice Donatella Oneto,Pulvirenti (assistito dall'avvocato Manuela Albini) ha raccontato di essere andato a Pancarana per commettere un altro reato. Versione contrastata dal pubblico ministero Valentina Grosso che ha chiesto una pena severa per Pulvirenti che, a differenza degli altri due imputati, non aveva diritto alle attenuanti generiche e, in più, doveva essere condannato anche per le la recidiva "obbligatoria" avendo un curriculum ben più importante dei suoi complici. Sbarra e la moglie Vjollca Berisha hanno ammesso gli addebiti. «Si sono pentiti - spiega l'avvocato difensore Gianfranco Ercolani –. Erano disperati per le difficoltà finanziarie. Hanno dei figli e vogliono ricostruirsi una vita». La donna si trova già agli arresti domiciliari. «Presto - conclude l'avvocato Ercolani - faremo istanza anche per Sbarra».