A Gaza la tregua tiene Hamas canta vittoria

di Bijan Zarmandili wROMA Gaza festeggia e Israele minaccia la ripresa di altri raid, ma il cessate-il-fuoco imposto dagli Usa e dall'Egitto a Hamas e a Netanyahu dopo otto giorni di guerra tiene, mentre si discute sui meccanismi della tregua che dovrà garantire il ritorno di una completa normalità nella Striscia di Gaza e ai confini d'Israele. Proclamando una giornata di festa per la «vittoria nazionale», il leader di Hamas, Ismail Haniyah, ha esortato la sua gente a rispettare la tregua, sostenendo che «la minaccia di aggredire Gaza è svanita per sempre». Altro tono quello di Netanyahu: «Abbiamo deciso di concedere una opportunità ai palestinesi con la tregua, ma siamo pronti a interventi ancora più duri». Sembra certo invece il successo ottenuto dalle diplomazie egiziana e statunitense riuscite in extremis evitare una pericolosa escalation della guerra. Dell'amministrazione Obama che, con Hillary Clinton , ha riconfermato la propria egemonia sulle decisioni israeliane quando si tratta degli equilibri del Medioriente. Dell'egiziano Morsi che ha giocato una duplice partita, dimostrando ancora saldi i rapporti di pace con Israele e convincendo Hamas a restare nell'orbita dei Fratelli musulmani. La tregua ha rivelato inoltre la possibilità di un compromesso tra Israele e Hamas, malgrado lo Stato ebraico lo consideri un gruppo terrorista. Resta però precaria la tregua. Le due parti non hanno spento ancora il motore delle proprie macchine di guerra, con i 16 mila riservisti di Tzahal che restano mobilitati ai confini con Gaza e le sirene che per due volte hanno suonato l'allarme ai confini. Sono rimaste chiuse anche le scuole a 40 chilometri da Ashqelon, la città esposta agli attacchi, ma qualche razzo è stato esploso nelle zone disabitate. In ospedale è morto anche un altro ufficiale israeliano che era stato ferito gravemente, facendo salire a 6 le vittime israeliane, mentre le vittime palestinesi sono 162. Dopo una notte di festeggiamenti nella Striscia a cui hanno partecipato anche i membri di al-Fatah, lo storico rivale di Hamas, la vita ieri nella Striscia è tornata ad una relativa normalità. Ma resta da chiarire l'incognita dell'apertura dei valichi. Secondo l'accordo raggiunto, il blocco intorno a Gaza deve finire e Israele dovrà cessare l'uccisione dei leader. In cambio, Hamas cesserà la pioggia di razzi su Israele. A osannare la «vittoria di Gaza» ieri è stato anche l'Iran che ha ammesso di aver armato Hamas con razzi Fajr-5, quelli che nei giorni scorsi hanno raggiunto Tel Aviv e Gerusalemme. Ma l'Iran sciita deve fare i conti con il peso sempre maggiore del blocco sunnita sulla sorte di Hamas, con l'Egitto dei Fratelli musulmani che ha convinto Hamas ad accettare la tregua e con il ricco Qatar che ha fornito ingenti aiuti finanziari a Gaza. Non mancano problemi neppure per il futuro di Netanyahu a un paio di mesi dalle elezioni politiche. Il premier israeliano ha detto ieri che «gli obiettivi sono stati raggiunti», ma diversi commenti, in particolare negli ambienti della destra e tra i militari, accusano Netanyahu di «disfattismo» e di aver avuto paura di fare i conti definitivi con Hamas. ©RIPRODUZIONE RISERVATA