Famiglia sfrattata «Stipendio tagliato non posso pagare»

«In genere lo sfratto non viene mai eseguito al primo accesso – spiega la dirigente dei servizi sociali Antonella Carena (nella foto) – e la famiglia Naser si è mossa per tempo. Ora devono presentare la documentazione per l'aggravamento della situazione economica e l'esecutività dello sfratto, per salire nella graduatoria per la casa popolare. Il bando scade il 31 dicembre». E quando ci sarà il secondo accesso per lo sfratto dovrebbe essere uscita la graduatoria provvisoria per le case popolari. In caso contrario, c'è sempre la possibilità dell'assegnazione in deroga: così ne sono già state assegnate 25, ne restano 16 da assegnare entro fine anno ricorrendo alla convocazione della commissione appena nata. «Il problema, più che altro, sarà trovare una casa adeguata, con tre stanze – afferma Carena – Ma se in emergenza c'è il villaggio San Francesco per una sistemazione provvisoria». Altri aiuti: agli assistenti sociali è stato assegnato un budget di 130mila euro per il pagamento delle bollette di luce e gas, il bando fondo famiglia (per chi ha tre figli) è ancora aperto e sono appena state liquidate 200 domande del fondo anti crisi. di Anna Ghezzi wPAVIA Facevano fatica a tirare avanti, ma ci hanno sempre provato Salem Naser e la moglie Gina Oliva, con due figli loro e due figlie orfane della sorella di Gina. Le hanno accolte nel 2001, dopo aver scoperto che nell'istituto che le accoglieva venivano maltrattate, a una di loro è rimasto un disturbo del linguaggio, è invalida. Ora però sono allo stremo delle forze e da gennaio non riescono più a pagare l'affitto della casa in via Marchesi, a Pavia. Hanno un debito di 4500 euro fino a giugno, lo sfratto scadeva il 21. E il 18 ottobre è arrivato anche il licenziamento per Naser dalla cooperativa: «Il contratto stipulato in data 2 gennaio 2012 avrà scadenza il giorno 31 dicembre 2012. Distinti saluti». «Ho sempre pagato – spiega Salem Naser, 52 anni, che lavora alla Magi, cooperativa di Inveruno che lavora in fiera a Milano –. Ero socio lavoratore alla Unitaria Network di Vittuone, a gennaio è andata in liquidazione e ha affittato un ramo d'azienda alla Magi per tre anni. Lo stipendio è passato da 1800 a 1200 euro al mese: impossibile pagare 900 euro di affitto, la spesa, il resto. E un mese fa il licenziamento, la Fiera di Milano non ha rinnovato l'appalto e io resto a casa dal 1 gennaio. Non sappiamo come fare». Mani intrecciate sui documenti di una storia di infinita fatica, sguardo orgoglioso di chi si è visto sbattere in faccia tante porte e ha provato a farcela lo stesso: ma nella voce spezzata c'è la disperazione di chi ormai le ha provate tutte. L'altro ieri scadeva lo sfratto, nell'ingiunzione c'è scritto che devono lasciare casa entro il primo di dicembre. da due anni sono in graduatoria per una casa popolare, ma sono al 325° posto. La figlia più grande, 21 anni, lavora part time per poche centinaia di euro, quella di 18 studia come la più piccola, 16 anni, invalida civile con una pensione di 277 euro al mese. C'è anche un fratello grande, 23 anni: fuori casa cerca di sopravvivere con uno stipendio part time. «Vivevamo a Linarolo – racconta Gina – quando abbiamo accolto le bambine mancavano 5 anni per estinguere il mutuo, ma la casa aveva due sole stanze, l'assistente sociale di Catania ci ha detto che non avrebbe concesso l'affidamento. L'abbiamo venduta e abbiamo fatto un mutuo di altri 25 anni. Eravamo andati a chiedere aiuto al Comune per mantenere le bambine, ma dato che inizialmente erano affidate a una mia sorella, non ci hanno dato nulla, dicevano che non c'erano soldi. Abbiamo fatto da soli. Ma nel 2008 non siamo più riusciti a pagare il mutuo, e siamo venuti a Pavia». Anche qui, un incontro con gli assistenti sociali e poi più nulla. La ragazza più piccola ha la tessera per i disabili per usare i mezzi pubblici, la mamma la può accompagnare a scuola in centro, ma senza la figlia non può viaggiare e non c'è nemmeno l'euro e 25 per il biglietto. Allora torna a casa a piedi. Qualche volta il parroco li aiuta con qualche pacco di pasta e riso. «Da giugno, quando è arrivato l'avviso di sfratto, cerchiamo aiuto, vaghiamo da un ufficio all'altro – spiega Gina Oliva –. Ma è difficile orientarsi. Per fortuna l'Ufficio relazioni con il pubblico del Comune ci ha indirizzato, ora siamo in attesa di capire. Se vengono a sfrattarci con la forza cosa dobbiamo fare?». ©RIPRODUZIONE RISERVATA