Cresce il Polo tecnologico «C'è richiesta dall'estero»
Il Polo Tecnologico, sorto nei capannoni dell'ex Magneti Marelli in via Cuzio, una derivazione di viale Indipendenza, offre consulenza e servizi a imprese, ricercatori, startupper. Ospita ora 18 imprese, erano 14 quando il Polo è stato aperto il primo aprile 2012 grazie all'intervento di Durabo, un'azienda privata che ha dato la spinta (e i mezzi) per realizzare un progetto di cui si parlava da oltre 20 anni a Pavia. Una delle prime a insediarsi è stata Funambol, fondata da Fabrizio Capobianco con sede nella Silicon valley che qui fa ricerca e sviluppo. Gli occupati del polo e del suo indotto sono cresciuti da cento a 150. Delle 18 imprese, la maggioranza nel campo dell'Ict, quattro sono spin off accademici. In questi mesi si sono insediate due spin off nate da aziende ospiti del Polo e altre due aziende. di Anna Ghezzi wPAVIA Per la fine del 2013 Pavia avrà il Cuzio2: il Polo tecnologico raddoppia, e ai 2600 metri quadrati già occupati da 18 imprese innovative della provincia se ne aggiungeranno altri 2mila. «Gli spazi sono già prenotati – spiega Tommaso Mazzocchi, amministratore di Durabo spa, l'impresa che ha concretamente realizzato i capannoni e gestisce i servizi del polo tecnologico –. Nel primo capannone sono ospitate molte imprese locali che aspettavano da anni la realizzazione del Polo e ora sono capitalizzate, assumono personale e si stanno espandendo. Nel secondo capannone risponderemo alle richieste di quelle aziende che vedono nella posizione e nella tipologia di servizi del Polo un'alternativa a luoghi come Milano». Quante richieste? «Tante – afferma Riccardo Ferrari, General manager di Durabo –. Il mercato risponde. Molte hanno un profilo internazionale». In otto mesi le aziende ospitate in via fratelli Cuzio sono passate da 14 a 18, i lavoratori da poco più di 100 a 150. Il Polo offre servizi logistici e amministrativi e di rete per diminuire i costi e far circolare le idee. «Costruire una rete e condividere idee è fondamentale per essere competitivi – riprende Mazzocchi – restare in contatto con aziende internazionali e innovative aiuta i piccoli in fase di start up a diventare grandi. Così nasce l'acceleratore d'impresa». Una sorta di metaforica serra in cui far crescere le idee di studenti, ricercatori, dottorandi ma non solo – nel Polo c'è la Ecir, il fondatore ha 81 anni – dar loro gli strumenti per portarle avanti e decollare. Per tre mesi saranno ospitati gratuitamente e avranno una postazione, segreteria, una vetrina sulla sede del Polo e sul sito web, tutoraggio, seminari e percorsi dedicati. «L'acceleratore – spiega Alberto Onetti, di Mind the bridge foundation che collabora col progetto – è uno spazio destrutturato, aperto, di passaggio, al centro dei traffici del Polo per facilitare incontri e confronto». Un'idea molto americana, ma che a Pavia è già arrivata: non sarà lo scivolo di Google a Mountain view, però c'è il calcetto di Funambol. Al polo gli investimenti sono privati, ma Margherita Balconi, ex presidente della Polo tecnologico servizi e delegato del rettore garantisce la collaborazione dell'ateneo: «Senza il lavoro del pubblico sul progetto e la decisione di cercare un privato disposto a investire ora non ci sarebbe nulla. Stiamo ampliando la collaborazione con le imprese presenti, a cui abbiamo chiesto quali esigenze l'università può soddisfare, a partire dai contatti per sviluppare progetti di ricerca comuni». «Finora il pubblico ha avuto qualche esitazione di troppo – afferma il sindaco Alessandro Cattaneo in un videomessaggio – Ma il Comune è pronto a fare la sua parte in questa seconda fase, con o senza la Polo tecnologico servizi». anna_ghezzi ©RIPRODUZIONE RISERVATA