Ad incastrarlo la sua passione per il Milan
A incastrare il capo - Francesco Leone - sono state le sue inseparabili scarpe da ginnastica rosse con lacci neri indossate durante l'aggressione e poi nei giorni a seguire. Un elemento facile da ritrovare nei filmati delle telecamere di sicurezza che hanno immortalato i malviventi negli spostamenti successivi. La banda - di cui sono state ricostruite le mosse grazie allo studio delle celle telefoniche agganciate dai cellulari - è stata pedinata per molti giorni, anche allo stadio Meazza dove Leone, sfegatato milanista, non rinunciava ad andare. Sono stati messi sotto controllo i loro telefoni e in una delle auto in loro usata è stata piazzata una microspia che ha catturato molti dialoghi. Per ottenere il dna usato per le comparazioni con le tracce biologiche rinvenute in casa Spinelli , gli investigatori sono però ricorsi a uno stratagemma. In due diverse occasioni hanno preceduto gli indagati in un Mc Donald e in un ristorante scelto per darsi appuntamento. E hanno stretto accordi con il personale dei locali. I camerieri si sono trasformati così in novelli 007 e al momento giusto - guanti monouso indosso- hanno raccolto i piatti e i bicchieri utilizzati dagli indagati consegnandoli alla polizia.