Pdl, per la destra oggi si candida la Meloni

ROMA La nuova tabella di marcia elettorale «qualche problema» lo pone alle primarie del Pdl, «decideremo la prossima settimana». Così Angelino Alfano segretario del Pdl ha confermato al Tg1 le difficoltà del suo partito in vista di un sempre più probabile election day il 10 marzo. Salta infatti l'idea di fare le primarie "all'americana" cioè una regione per volta, e la stessa consultazione sembra tuttora in alto mare. Non è un mistero del resto che Berlusconi non le veda di buon occhio. Ma Alfano sembra deciso ad andare dritto per la sua strada e anzi ha fissato il giorno d'inizio della sua campagna elettorale, il 25 novembre a Cagliari. Nel frattempo però oggi potrebbe arrivare la candidatura ufficiale di Giorgia Meloni, che correrà per la destra ex An. Lo ha annunciato ieri Francesco Storace. «Domani - ha scritto in un editoriale per il "Giornale d'Italia" - le primarie del partito potrebbero trasformarsi in una cosa meno triste rispetto a quella immaginata finora se davvero, come ci riferiscono fonti assolutamente attendibili, Giorgia Meloni si candida per contendere ad Angelino Alfano la leadership per la presidenza del Consiglio». Il segretario de La Destra sostiene che «Giorgia può vincere se dice le cose che ha detto a Milano, alla manifestazione organizzata da La Russa e Gasparri». «Lei può aiutare a costruire una destra ancora più grande - scrive ancora Storace - una destra di valori. Se Giorgia si candida, visto che le primarie del centrodestra non le hanno volute per evitare candidature scomode, sarà difficile evitare anche scomodi voti. A destra - conclude Storace - ce ne sono una milionata dietro il cespuglio. Basta dire cose per le quali viviamo la nostra vita». Sul difficile tema delle primarie è intervenuto anche l'imprenditore modenese Giampiero Samorì, dato ultimemente come molto vicino al Cavaliere. E ha chiesto in sostanza un rinnovamento drastico dello stato maggiore del partito. «Credo che Berlusconi - ha detto infatti a Sky Tg 24 - nel Pdl di oggi debba avere il ruolo di traghettatore, ma se il Pdl continua a servirsi dello stesso apparato dirigenziale, di caporali fatti generali senza vittorie sul campo ed omettendo di darsi un programma comprensibile verrà finito dagli elettori. Cambiare il nome del partito senza cambiare le facce è discutibile».